25 February, 2021, 07:30

18 Febbraio 1940: nasceva Fabrizio De André

Ogni anniversario è a modo suo speciale e nel mondo della musica che sia per un album, per una canzone famosa o per un autore -come in questo caso- è sempre un giorno da celebrare. Il cantautore genovese è letteralmente permeato nell’anima di tutti accostando semplici parole per  grandi significati. Un gigante del cantautorato italiano che ci ha lasciati circa vent’anni fa e che eppure, trova sempre un modo per insegnare qualcosa. Fabrizio De André era -ed è- come più volte è stato detto, la voce di chi non aveva voce, la pungente consapevolezza che non esiste un solo punto di vista e che non sempre il nostro è quello giusto.

Fabrizio De André: più che un cantautore?

“Benedetto Croce sosteneva che fino a 18 anni tutti scrivono poesie, poi quelli che continuano a farlo o sono poeti o sono cretini. Per non rischiare, preferirei chiamarmi cantautore.”

Questa è una delle frasi più famose di De André, tanto che adesso può essere considerata una vera e propria citazione. E’ davvero così? De André era davvero unicamente un cantautore? La verità è che musica e poesia non sono divise da paratie stagne; un dialogo tra le due è quasi sempre esistito e quasi sicuramente, esisterà. De André ce l’ha dimostrato in più occasioni: ha ripreso svariati lavori dal medioevo francese riadattandoli e traducendoli, così come ha lavorato con vere e proprie antologie, come quella di Spoon River per esempio, che ha portato all’album Non al denaro non all’amore né al cielo (1971). Un abile paroliere e un cantastorie che è riuscito a lasciare un grande segno nel suo paese e nella sua cultura che ha arricchito, contraddistinguendosi.

Per ricordarlo: i suoi maggiori lavori e i suoi preziosi insegnamenti

Come già detto De André ha messo in gioco grandi temi, dando loro il rispetto e l’attenzione che meritavano. E’ difficile cercare di individuare quali siano i suoi lavori maggiori, ma allo stesso tempo possiamo dire esserci canzoni che rientrano letteralmente nella cultura italiana. Con Bocca di Rosa” (scritta insieme a Gian Piero Reverberi) mette in moto la contrapposizione tra “l’amore sacro e l’amor profano”. Entrata ormai nell’immaginario collettivo -anche in maniera errata- l’espressione “Bocca di rosa” si riferisce ad una prostituta, la quale “senza pretese portò l’amore nel paese”. Cacciata dalle “cagnette” e salutata nella stazione di Sant’Ilario da coloro ai quali aveva donato amore, sarà accolta benevolmente nella stazione successiva. Un modo diverso di rendere la figura della prostituta e di raccontarla, se non opposto.

Tra le sue canzoni più apprezzate possiamo citare anche “La canzone di Marinella” che narra la storia di una ragazza la cui sorte è stata cambiata: orfana e cacciata dagli zii è -in questo caso- costretta a prostituirsi. Finirà nel Tanaro a causa di uomo e De André, come ha raccontato in un’intervista con Lanza nel 1993, non potendo fare nulla per riportarla in vita, ha deciso di cambiare la sua morte.

Queste sono solo due delle canzoni di Faber e, ovviamente, se ne potrebbero citare tante altre. Quello che possiamo dire però, è che in un modo o nell’altro Fabrizio riesce sempre a lasciare qualcosa, a insegnare, a ispirare un nuovo punto di vista, a raccontare storie di cui altrimenti ci saremmo dimenticati e, soprattutto, dare spazio agli uomini, alle loro emozioni e sensazioni.

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. (mariageraci9@icloud.com)