Bob Dylan e il patto col diavolo che l'ha fatto diventare grande

Bob Dylan e il patto col diavolo che l’ha fatto diventare grande

Bob Dylan, uno dei Rocker più amanti degli ultimi 50 anni

Uno dei Rocker più amanti della storia della musica, se consideriamo gli ultimi 50 anni della storia della musica stessa, è senza dubbio Bob Dylan. Si può descrivere la socialità del cantautore, la sua ideologia e addirittura il suo pensiero. Ma la sua filosofia, il suo essere ciò che è stato e ancora è, la sua straordinaria grandezza in ambito musicale sono concetti che sembra siano impossibili da scalfire.

Non c’è dubbio: la storia di Bob Dylan è affascinante. Un cantautore che riesce a produrre una serie innumerevole di capolavori, senza un apparente tregua. Allo stesso tempo, però, sembra essere sempre in bilico su un baratro; tutto ciò da anni. E se si aggiunge il premio Nobel per la Letteratura, ottenuto a dimostrazione del suo grande impatto sul circostante, si capisce quanta importanza abbia Dylan stesso. Eppure, la sua figura è carica di una patina leggendaria che probabilmente ha contribuito a renderlo grande. La storia del patto col diavolo è ormai cosa comune, ma intendiamo raccontarvela nel dettaglio. Tra realtà e fantasia, leggenda e verità.

La storia del patto col diavolo di Bob Dylan

La storia del patto col diavolo di Bob Dylan inizia già da tempo. Non si riesce a capire come un cantante senza voce e senza idee, nonostante la sua volontà di entrare a far parte di una scena musicale già tanto fitta e densa di grandi personalità, possa emergere nel mondo della musica rock e non solo. Eppure, all’improvviso, accade l’impensabile: le sicurezza non esistono più, a fronte di una voce che invece esiste eccome. Bob Dylan scrive i suoi capolavori – come da sua stessa affermazione – in pochissimo tempo; sembra essere un qualcosa che trascende l’umanamente comprensibile. La sicurezza con la quale affronta i palchi e la critica, i grandi testi, le straordinarie capacità musicali con più di uno strumento sono tutti concetti incomprensibili ai più.

Sicuramente tutti conosceranno la storia di Robert Johnson, l’iniziatore del Club dei 27. Dylan lo ricorda molto alla lontana, per una serie di fattori che vanno al di là del semplice patto. Un amico del cantautore, infatti, Tony Glover, disse dello stesso: «Suonò a una festa, sembrava un altro. Come in quella storia di “bluesmen” che a un crocevia incontrano il diavolo e assumono poteri magici. Come nelle canzoni di Robert Johnson e Tommy Johnson. Quando è tornato suonava Woody, Van Ronk, faceva il “fingerpicking” e suonava l’armonica, tutto in soli due mesi, non in un anno».

Il patto col diavolo: quanto c’è di vero?

Di sicuro ci si trova di fronte a una grande leggenda. Ci sono certe leggende che, però, una volta supportate da fatti reali o dimostrazioni concrete, fanno rabbrividire. Questa può essere sicuramente una di quelle; lo stesso Bob Dylan ne ha parlato nel corso degli anni, forse con una patina di umorismo da noi non compresa. Nota è la sua affermazione in merito, ad esempio: “Ero andato al crocevia e avevo fatto il grande patto, tutto in una sola notte. Quando tornai a Minneapolis si chiedevano: “Ma dove è stato”? “Sei stato al crocevia?”.

In un’intervista del 2004, addirittura, rincarò la dose: “Beh, ho fatto una specie di patto di ferro con lui, sai un sacco di tempo fa”, poi continuando: “Con il capo, il comandante di questa terra e del mondo che non possiamo vedere”.
Al di là di tutto, e facendo un dovuto passo indietro, è giusto approfondire l’incostante religiosità da parte del cantautore. Nato in una famiglia ebraica, si distaccò subito da questa religione abbracciando l’ideale della droga e delle sostanze stupefacenti (Mr. Tambourine Man, uno dei suoi più grandi capolavori, si basa proprio su una celebre leggenda statunitense secondo la quale il Mr. in questione altri non sarebbe che uno spacciatore).

Successivamente, si avvicinò a diverse culture. Non mancò la passione per il mondo egizio di Iside e Osiride, quella per il satanismo e l’occultismo di Aleister Cromwley (che fu fonte d’ispirazione anche per Jimmy Page); nel 1980, invece, ci fu un approdo all’evangelismo con la pubblicazione dell’album Saved, per poi riavvicinarsi al guidaismo e all’ortodossia. E – alla fine della fiera – le sue parole ci sembrano più che mai chiare: «Chi dice che sono cristiano? Come Gandhi, io sono cristiano, sono ebreo, sono un musulmano, sono un indù. Sono un umanista».

Insomma, quanto ci sia di vero nel patto col diavolo di Bob Dylan non possiamo saperlo. Di sicuro si avvicinò al satanismo e quel crocevia di cui parla (incrocio dove vedere il diavolo, secondo alcune comunità sudamericane) ne è la dimostrazione. Che poi la sua fama e il suo successo siano derivati proprio da quello, non sta a noi dirlo.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.