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Creep: la storia dietro la magnifica canzone dei Radiohead

But I’m a creep… i’m a weirdo. Uno dei ritornelli più belli e suggestivi di sempre. Ascoltando i Radiohead si prova sempre un po’ quella sensazione di inquietudine, soprattutto il loro meraviglioso successo Creep. Ma cos’è che rende una canzone ciò che riesce a trasmettere a chi la ascolta? Certo, la soggettività, i pensieri e la psiche fanno la loro buona parte, ma anche la storia che si cela dietro di essa gioca un ruolo molto importante.

La storia di Creep dei Radiohead: l’analisi di un capolavoro

Il tratto distintivo di Creep, dal lato tecnico, è rappresentato da un passaggio della chitarra, situato tra la strofa e il ritornello, formato da delle note morte. Queste ultime vengono chiamate anche ghost notes (in italiano note fantasma) o dead notes, e come da nome, sono delle note non suonate, che però emettono un loro singolare suono. Si ottengono fermando le corde semplicemente sfiorandole, in modo da non farle vibrare. Ciò che si crea è un suono di tipo percussivo, e senza una tonalità ben definita. Il chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood, aveva spiegato il motivo dell’uso di queste note morte: “Non mi piaceva l’atmosfera tranquilla del brano, e quindi ho colpito le corde in modo deciso, ricavandone un rumore insolito e particolare. Potremmo dire che, provando a rovinarlo, ho fatto il pezzo“.

Creep racconta il tormento del suo autore, il frontman dei Radiohead Thom Yorke. To Creep infatti, vuol dire strisciare, e ciò che striscia fa paura, per questo nella lingua inglese può anche essere inteso come una sensazione, ma anche persona spiacevole; un viscido, qualcuno che crea solo disagio. Il riferimento di questo pezzo non è per a una persona esterna, come molti avevano ipotizzato, bensì a quella parte del nostro carattere che non vorremmo mai vedere. Il senso della canzone è un io che si rivolge a sé stesso in un grido disperato, un grido destinato a rimanere inascoltato.

Thom Yorke aveva dichiarato in più interviste di non voler più cantare Creep, perché “l’uomo che l’ha scritta, quello che l’ha vissuta e interpretata, ormai non esiste più“. Non riusciva più a percepirsi nell’isolazione di quella rassegnazione e quel tormento che grava sulle anime di quelle persone esauste, che la società che abbiamo faticato tanto per costruire, continua a rigettare.

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Rebecca Buzzetti, classe 1996. Diplomata come creatrice d'abbigliamento da donna, studentessa di giornalismo. Da sempre appassionata di musica, in particolare rock, arte, sport (soprattutto hockey), letteratura, disegno e scrittura. Persona estremamente ironica, aspirante giornalista e scrittrice. (rebecca.buzzetti@gmail.com; Instagram: @rebiush)