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Fabrizio De André, La storia della canzone “Un giudice”

Fabrizio De André ha composto moltissime canzoni conosciutissime. Una delle più famose è sicuramente Un giudice. Testo profondo e spregiudicato, con un linguaggio spontaneo e deciso. La canzone fa parte dell’album Non al denaro non all’amore né al cielo, concept molto particolare. Infatti, si ispira all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Fabrizio De André lesse l’antologia e ne rimase affascinato, come spiega nel retro della copertina dell’album (che trascrive una intervista con Fernanda Pivano):

Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo.

Così ha realizzato questo album che ha unito musica e letteratura, influenze che spesso il cantautore genovese ha di fatto accostato.

Un giudice e il testo originale di Masters

La canzone Un giudice, come tutte quelle dell’album, trascrive allora di fatto una poesia dell’Antologia.

Immagina di essere alto un metro e cinquantotto
e di avere iniziato a lavorare come garzone in una drogheria
studiando legge a lume di candela
finchè non sei diventato avvocato.
E poi immagina che, grazie alla tua diligenza
e alla frequentazione regolare della chiesa,
tu sia diventato il legale di Thomas Rhodes,
che collezionava cambiali e ipoteche,
e rappresentava tutte le vedove
davanti alla Corte.

La canzone Un giudice di Fabrizio De André ha ripreso meticolosamente tutto ciò che viene narrato nella poesia, con una melodia particolare che rende il racconto anche più interessante.

Un giudice di Fabrizio De André

La canzone del cantautore genovese uscì nel 1971 insieme a Un matto come unico singolo estratto dall’album. Nel brano viene raccontata questa storia di un uomo molto basso che viene discriminato a causa della statura. Nel testo di Masters si chiama Selah Lively e non è comunque un nano, come lo definisce De André nella canzone, ma è alto 1.57 nell’originale, un metro e mezzo nel brano di Faber. Ovviamente il cantautore ha voluto usare un’iperbole funzionale alla sua composizione. Nel brano si narra anche di come, oltre ad essere preso in giro, il nano venga anche corteggiato dalle donne per via di quella credenza secondo cui i nani sarebbero più “dotati”. Quando riesce a diventare un giudice, finalmente si vendica. Il testo si conclude con un riferimento a Dio, il vero e unico giudice.

E allora la mia statura non dispensò più buonumore
A chi alla sbarra in piedi mi diceva “Vostro Onore”
E di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio
Prima di genoflettermi nell’ora dell’addio
Non conoscendo affatto la statura di Dio.

Un giudice ha avuto moltissimo successo ed è anche una delle canzoni di De André di cui maggiormente si effettuano cover.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.