1 March, 2021, 09:55

Giorgio Gaber, “L’odore” denuncia la decadenza morale

Giorgio Gaber è un artista la cui discografia può risultare illuminante per tutti noi ancora oggi. Perfino i brani più datati ci offrono infatti ho spaccato della società di oggi. L’attualità dei testi del Teatro Canzone, composti con Sandro Luporini, è innegabile e rivela la grandezza di un cantautore che è un unicum nella storia della nostra musica. Infatti, il genere del Teatro Canzone è del tutto particolare, innovativo, unisce recitazione e musica per creare e dipingere una realtà nuda, cruda, aderente e consapevole. Notevole spazio viene dato alla critica sociale, che Gaber ha sempre effettuato senza boria. Oggi parleremo di “L’odore”, una canzone che denuncia la decadenza morale dell’uomo.

Anche per oggi non si vola

La canzone è tratta dall’album Anche per oggi non si vola del 1974. Come sempre, troviamo i brani che vennero eseguiti nello spettacolo omonimo. Non parliamo di un album in studio, quindi, ma di un vero e proprio spettacolo teatrale registrato al Teatro Lirico di Milano il 9 ottobre 1974. In questo disco come in tanti altri possiamo notare il grimaldello che Gaber usa per leggere l’uomo e il reale: l’ironia. Si tratta di uno degli album più ironici e per questo anche notevolmente divertenti della sua discografia. Non per questo mancano canzoni più intense e serie, come C’è solo la strada. In generale la verve ironica di Gaber è sempre molto riflessiva e mai fine a se stessa.

L’odore e l’ironia di Gaber

L’odore è una canzone che corrisponde moltissimo a questa descrizione. Fin da subito, Gaber ci catapulta in questa situazione apparentemente spensierata di un uomo con una donna, intento ad approcciarsi a lei. In un’ottica anti-misogina e autoironica, Giorgio Gaber dipinge l’uomo in maniera sempre un po’ ridicola e patetica, in modo bonario senz’altro, specie negli approcci del genere. In questa situazione delicata, ad un tratto, l’uomo in questione sente un odore. Dà la colpa alla zona, alla campagna, ecc. L’odore persiste, è nauseabondo e gli impedisce di andare avanti. L’odore è ovviamente una metafora.

Mi sono fatto tutto di me…

La conclusione della canzone spiega in modo eloquente che cosa voleva intendere l’autore. Infatti, l’uomo inizia a vantare tutti i suoi successi, la sua rispettabilità, eppure qualcosa non va. Emana quell’odore tremendo, non se lo merita però, continua a ripetere, in quanto è un uomo assolutamente perbene.

Io che conosco tanta gente, son venuto su dal niente,
C’ho una bella posizione, non è giusto che la perda,
Mi son fatto tutto da me, mi son fatto tutto da me.

A questo punto Gaber conclude con un gioco di parole tra “me” e “mer**”, per indicare l’odore che emana il corrotto, l’uomo da poco, l’uomo scorretto. Infatti, ad un certo punto tutti dobbiamo fare i conti con l’odore che portiamo addosso una volta che abbiamo ottenuto qualcosa tramite modi disonesti.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano", una raccolta di racconti dal titolo "Dipinti, brevi storie di fragilità" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (silviargento97@gmail.com)