Rob Halford, Judast Priests, prestazioni vocali più sottovalutate di sempre

Le performance vocali più sottovalutate di sempre

Quante volte una canzone è passata alla storia grazie ad una performance vocale di grandissimo livello da parte di un cantante? In tantissime occasioni una canzone che, altrimenti, non avrebbe avuto il successo che ha ottenuto è riuscita a passare alla storia grazie alla voce iconica di un cantante di grandissimo livello: si pensi alle prestazioni vocali di Jim Morrison dei Doors, a quelle di Freddie Mercury dei Queen o a quelle di Axl Rose dei Guns N’ Roses. Molto spesso, però, è capitato anche che una prestazione vocale sia stata sottovalutata, o non abbia ottenuto tutto il successo che merita in virtù di tanti fattori. Vogliamo sottolinearne alcune, in questa speciale lista dedicata alle performance vocali più sottovalutate di sempre. 

Jim Morrison in Break On Through (To the Other Side)

Iniziamo proprio con Jim Morrison, precedentemente citato. Se il Re Lucertola è passato alla storia per la sua voce, oltre che per la sua vita e la sua personalità, non tutte le canzoni hanno avuto lo stesso successo che meritavano, e non in tutte la voce di Jim Morrison è stata così apprezzata. Si pensi a Light My Fire, ad esempio, canzone in cui la voce di Jim Morrison viene apprezzata e stimata allo sfinimento.

In Break On Through (To the Other Side), primo singolo pubblicato dai Doors ed estratto dal loro primo album in studio, siamo in un livello completamente differente: ritmo frenetico, voce pazzesca e tanto altro ancora non hanno garantito il successo ad un brano che raggiunse solo la 106esima posizione. 

Ian Gillan in Lazy

Non c’è dubbio sul fatto che Ian Gillan abbia fatto la storia con i Deep Purple, attraverso una voce fenomenale che, non sempre, è stata riconosciuta per quel che è stato. A tal proposito, e in omaggio al cantautore inglese, vogliamo citarvi l’esibizione di Lazy, che non ha mai ottenuto tutti i riconoscimenti che merita.

La canzone più lunga di Machine Head, che durante i concerti veniva addirittura allungata ulteriormente, si fonda su due pilastri fondamentali: il blues boogie dato dall’organo Hammond di Jon Lord e dal riff (seguito da un assolo) di Ritchie Blackmore e, sicuramente, la voce di Ian Gillan, che riesce a toccare note incredibili e a donare grandi emozioni. A nostro parere, Lazy è una canzone che avrebbe meritato molto di più nella propria storia.

Burton Cummings in American Woman

Benchè sia stato uno tra i singoli canadesi con più successo di sempre (addirittura votato come il migliore di sempre), American Woman ha trovato più polemiche che apprezzamenti lungo la sua gloriosa strada. Il brano di The Guess Who è stato contestato per il suo presunto antimilitarismo statunitense. 

Il ritmo travolgente e l’assolo di chitarra sono soltanto strumenti di nobile compagnia ad una voce di grande livello che vede Burton Cummings sugli scudi: purtroppo, nonostante il successo del brano, il cantante della band canadese non è mai stato riconosciuto a dovere per questa canzone.

David Gilmour in High Hopes

Le performance vocali di David Gilmour non sono mai state oggetto di grandissima attenzione da parte di fan e critica: i Pink Floyd fondano la propria storia e il proprio successo su una sperimentazione musicale e su un prodigio strumentale che hanno pochi pari nella storia della musica.

Eppure, che sia per l’assenza di Roger Waters o per tutte le dispute legali che hanno interessato la band britannica, The Division Bell non è mai stato apprezzato per quel che è. Nel singolo High Hopes David Gilmour cura praticamente qualsiasi cosa, dalla voce alla tastiera, passando per basso, programmazione e, naturalmente, chitarra. Nonostante ciò, la sua voce è il marchio di fabbrica di una bellissima canzone che, purtroppo, non ha mai ottenuto tutto il riconoscimento che merita.

Rob Halford in Blood Red Skies

Se parliamo di voci meravigliose e di performance vocali sottovalutate non possiamo non citare, all’interno di questa lista, Blood Red Skies, brano dei Judas Priests tratto da Ram It Down del 1988. Rispetto ai grandi capolavori della heavy metal band britannica, questo brano è quello che – in gergo inglese – può definirsi “underrated”.

Nei quasi otto minuti di canzone, Rob Halford riesce a creare un vero e proprio capolavoro vocale che sfida tutte le leggi canore: da ascoltare assolutamente se non la si conosce!

 

 

 

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.