Fenomeno itpop, quali sono le ragioni del successo della scena indie italiana?

Ero da poco salito sul pullman per tornare a casa dopo una giornata trascorsa all’università. La stanchezza era tanta, così ho deciso di appoggiarmi al finestrino e cercare di dormire per l’oretta scarsa che mi separava da casa. Per mia grande sciagura avevo dimenticato (come sempre) gli auricolari da attaccare al telefono e, coincidenza, l’autista aveva deciso di tenere il volume particolarmente alto alla radio. Ad un certo punto il torpore della dormiveglia viene scosso da qualcosa, un urlo, anzi una lamentela: “Ueeeee deficiente!”. La reazione è stata di stupore: “Ma cosa cavolo..? E’ una canzone? E’ il ritornello di una canzone? Come si può iniziare un ritornello urlando ‘Ueeeee deficiente’? – ma soprattutto – A chi accidenti verrebbe in testa di scrivere un ritornello del genere?”



Calcutta

La risposta è arrivata qualche giorno dopo: “Si chiama’ ‘Pesto’, è di Calcutta”, mi dice un’ amica appassionata del genere. Sapevo chi fosse Calcutta, avevo ascoltato distrattamente qualche suo pezzo senza che mi colpisse più di tanto. Sapevo che fosse il messia della ‘scena indie’ italiana e sapevo che tra quelli della mia generazione questo fosse il genere che andava per la maggiore. Genere che sino ad allora ignoravo e che guardavo con un po’ di diffidenza, forse influenzato da chi mi diceva: “E’ musica per finti alternativi, nulla di che importante!”.

Ma l’ascolto di quel lamento aveva acceso in me una curiosità nuova nei confronti dell’indie, sia come genere sia come fenomeno sociale, perché continuavo a chiedermi come questo genere potesse avere così tanto successo nella mia generazione.



E allora ho iniziato a studiare ed ascoltare, scoprendo innanzitutto che è scorretto parlare di ‘indie’- termine vago che include artisti che si sono emancipati dalla scena underground ed hanno raggiunto un certo livello di successo senza essere mainstream, come Levante, gli Ex-Otago, Lo Stato Sociale e i Baustelle – ma di ‘Itpop’ (nome innocentemente rubato da un celebre album di Alex Britti).



Ma sarebbe superficiale leggere questo termine come ‘nuovo pop italiano’: definire questo genere è davvero difficile perché comprende realtà musicali lontani anni luce tra di loro.

Ci sono le languide ballate di Calcutta, e il pop elettronico di Gazzelle e Frah Quintale, passando per l’EDM di Cosmo ed il pop-rap di Willie Peyote e Coez.

E quindi la domanda sorge spontanea: cosa tiene in scena un universo così eterogeneo?

Tommaso Paradiso, frontman dei Thegiornalisti

Il primo fattore è il pubblico fruitore dell’itpop: ragazzi in età universitaria, di estrazione sociale medio – alta che, non si riconoscono nella scena mainstream italiana e che cercano forme di linguaggio nuovo nel quale possano rispecchiare il proprio senso di spaesamento proprio di un’età che porta numerosi cambiamenti e di un mondo che viaggia a ritmi estenuanti.

Il secondo fattore è proprio il linguaggio, la chiave del successo dell’itpop, lo strumento che ha permesso a questa ‘scena’ di fare breccia nel cuore di un’intera generazione.
Quello che Calcutta & co hanno fatto è stato recuperare il linguaggio quotidiano e spicciolo per raccontare sensazioni, immagini e situazioni di ogni giorno che qualsiasi millenial potrebbe vivere, riletti con la sensibilità di una generazione che, disorientata dal caos del mondo la fuori, si ferma a meditare sui particolari per dargli un significato particolare.

Così da qualche giorno sentiamo in radio il Giuda dell’Indie, ma pur sempre padre nobile, Tommaso Paradiso urlare a Matilda che le invia un vocale di dieci minuti per dirle soltanto che è felice o sempre il nostro Calcutta urlare col cuore infranto che adesso andrà a casa a vedere l’ultimo dei Moicani.

L’altro punto di forza del linguaggio Itpop è l’ironia amara che pervade le liriche di questi autori. Un’ironia che in certi momenti rasenta il nonsense ma che è un ottimo sistema per esorcizzare quel senso di spaesamento e abbandono vissuto dalla generazione ‘Millennial’ e anche un modo contestare il disagio vissuto da una generazione che si sente abbandonata dal resto del mondo.

Il manifesto di questa tendenza è ‘Irene’ dei Pinguini Tattici Nucleari (un nome, un programma) : “Lo hai letto nelle stelle che la musica ci darà il pane/ il realismo lo avrai lasciato a qualche mercatino equo e solidale”,”Il futuro che ti potevo dare l’ho barattato coi vinili che ho in soffitta/ te li regalerò quando avrai perso le speranze e ti sentirai sconfitta”.

I Pinguini Tattici Nucleari

Quindi, quale giudizio dare alla scena itpop?

Se dire che è rimasta l’ultimo baluardo di qualità della musica italiana è piuttosto pretenzioso, bisogna però riconoscere due grandi meriti: il primo è quello di aver dato nuova vita al mestiere del cantautore facendo riscoprire la voglia di scrivere, seppur talvolta in maniera sgangherata, che si era un po’ persa nella scena mainstream dietro le luci e le copertine patinate dell’industria discografica.
Il secondo è quello di aver dato voce (senza particolari pretese socio-politiche, come al contrario accadeva negli anni ’70) ad una generazione che si sente abbandonata ed incompresa in questo mondo dove “siamo tutti Marziani”.

Giovanni Rubino, R3M