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Linkin Park, come la band ha aiutato la nostra adolescenza

I Linkin Park sono una delle band più importanti del genere nu metal. Tutto il mondo è rimasto scosso per la prematura scomparsa del cantante, che si è suicidato infatti improvvisamente. Le ragioni di questo grande dispiacere del pubblico non sono solamente da ricercare nella fama e nel talento della band, ma per tutto ciò che ha rappresentato. Infatti, i Linkin Park sono stati un punto di riferimento per una certa generazione, grazie alle tematiche affrontate. Le canzoni della band hanno dato voce al disagio giovanile, alle ansie ed alle problematiche. Vediamo perché.

La voce di Chester Bennington

Quando Chester Bennington si è suicidato è stato chiaro che tutto ciò che esprimeva in molti brani, rappresentasse il puro e profondo dramma di una mente ansiosa, complicata e sicuramente molto riflessiva. Nelle grida della sua voce c’era la rappresentazione di una sofferenza, di disagi, ma anche di una certa forma di lotta. Anche se alla fine, purtroppo, a causa della depressione è scomparso, ha insegnato a moltissime persone a combattere, anche a rassegnarsi, ma soprattutto a non aver paura di esprimere il proprio dolore con forza e grande dignità.

“I tried so hard
And got so far
But in the end
It doesn’t even matter
I had to fall
To lose it all
But in the end
It doesn’t even matter”.

– Linkin Park, In the end

I testi dei Linkin Park

Le canzoni dei Linkin Park sono piene di introspezione e analisi psicologica molto profonda e intima. L’io si esprime sempre in piena libertà con forza e onestà, esprimendo se stesso e le proprie impressioni su ciò che prova dentro di sé e ciò che vede fuori. L’incapacità di comprendere delle altre persone è molto presente, contrapposta a una maggiore capacità di empatia di chi sta parlando, che finisce per cercare un posto per sé. Si anela ad una libertà in cui non ci si deve limitare, un posto felice che per chi ascolta diventa inevitabilmente quel letto e le sue cuffie. Allo stesso tempo la rabbia dei Linkin Park non si avvolge su se stessa e diventa autoanalisi matura e ragionata. Esempi di ciò si trovano in molte canzoni. Ad esempio A place for my head:

“I want to be in another place
I hate when you say you don’t understand
(You’ll see it’s not meant to be)
I want to be in the energy, not with the enemy
A place for my head”

O ancora Somewhere I belong, From the inside, No more sorrow, My december ecc.

Le tematiche vicine alle crisi dei giovani

Moltissime canzoni dei Linkin Park si avvicinano ai disagi giovanili perché narrano di cambiamenti, di inadeguatezza, di ansia, di mancanza di volontà, come Given up, By myself, Runaway, Castle of glass, Lost in the echo, ecc. Tutte sensazioni che appartengono al momento dell’adolescenza, anche se non solo, naturalmente. L’insicurezza e la frustrazione vengono sviscerate senza peccare di retorica o banalità, come spesso accade in diverse canzoni specie nel metal.

“There’s something inside me that pulls beneath the surface
Consuming, confusing
This lack of self control I fear is never ending
Controlling
I can’t seem
To find myself again
My walls are closing in
(Without a sense of confidence I’m convinced
That there’s just too much pressure to take)
I’ve felt this way before
So insecure”

– Linkin Park, Crawling

Si avvicinano poi anche agli studenti con Wretches and kings, che si apre con il discorso di Mario Savio sulla libertà di parola degli studenti.

Il messaggio finale di speranza

Tuttavia il pregio principale dei Linkin Park sta nell’aver costruito un repertorio di canzoni in cui non si ha un semplice sfogo sulle problematiche della vita, ma una soluzione. La musica stessa rappresenta una soluzione, insieme a canzoni che mirano a far vedere il buono della vita (Shadow of the day, Iridescent, Leave out all the rest). Anche quando non rappresentano ciò, sono comunque un mezzo per viaggiare dentro il proprio io e approfondire la propria anima. Non si tratta di brani in cui il protagonista ha il mondo in mano, ma in cui nemmeno il mondo può controllarlo. Il grido dei Linkin Park è deciso ad affrontare la vita con tutte le fragilità umane a cui, purtroppo, sappiamo anche con il suicidio di Bennington, inevitabilmente a volte si soccombe. Tuttavia i brani rimangono a farci compagnia, ad ascoltarci ed a darci rifugio nei momenti in cui sentiamo che forse potrebbe non essere facile lasciar andare la tristezza e la frustrazione (come si dice in Iridescent).

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.