London Calling

London Calling, la storia del disco iconico dei Clash

London Calling è uno dei dischi più iconci del rock. La sua copertina è una delle più note nella scena ma sopratutto con questo album, il gruppo si impose negli Stati Uniti.

La storia del Disco

London Calling è un album doppio dei The Clash uscito nel 1979. L’album contiene 19 brani, scritti da Joe Strummer e Mick Jones, tranne The Guns of Brixton di Paul Simonon, Brand New Cadillac di Vince Taylor e Revolution Rock di Jack Edwards e Danny Ray. Una delle tante particolarità del disco è che quest’album non può essere definito come puro punk. Al suo interno è presente una notevole mecolanza di generi. E’ un disco che spazzia dal Reagge al Rockabilly, il Rhythm and Blues fino ad arrivare al Jazz.

”Prima di London Calling, pensavo che all’interno del gruppo ci conoscessimo poco. – disse Topper Headon – Quella è stata la prima volta in cui ognuno ha dato il suo contributo alle canzoni. Per la prima volta abbiamo finalmente cominciato a conoscerci”

Il gruppo iniziò a lavorare all’album dopo aver intrapreso il tour negli Stati Uniti. Oltretutto dopo aver perso lo studio di registrazione. Per questo furono costretti a inziare a lavorare in una piccola sala prove di Londra. Johnny Green, assistente dei Clash, disse riguardo al clima durante le prove e la registrazione del disco:

”C’era una grande apertura su tutto. Ricordo che Mick suonava canzoni country. A Mick piaceva fare il riscaldamento suonando la batteria di Topper. Si divertivano a scambiarsi gli strumenti: cosa che non avevano mai fatto prima.”

La collaborazione con Guy Stevens

I Clash riuscirono a entrare in contatto e a convincere il produttore Guy Stevens a lavorare con loro.

”Fare London Calling è stata una gioia perché Guy Stevens era matto. – affermò Simonon –  Ai tempi io controllavo un po’ meglio lo strumento e lui era meno interessato alla perfezione tecnica. Non importava se facevo uno sbaglio”

Il modo di registrare quel disco fu completamente insolito. Inizialmente infatti il gruppo suonava una canzone come se fosse un Live. Successivamente di queste sessions venivano mantenute principalmente la batteria e la chitarra ritmica. Dopo Mick Jones creava una serie di sovraincisioni con la chitarra mentre Simonon registrava di nuovo il basso. Poi venivano aggiunti altri strumenti come percussioni, chitarre acustiche, pianoforti e a volte anche fiati.

”Facevamo cose folli tipo strappare lentamente il velcro dalle sedie dello studio e registrare il rumore che faceva. – disse Topper Headon – Per le sovraincisioni andavamo sempre in bagno, perché c’era un effetto eco. Percuotevamo le tubature”

 

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Matteo Natalìa, 19 anni, mi divido principalmente tra la passione per la musica, in particolare suonare la batteria e scrivere. Esperto articolista di musica grunge e hippie. (matteo.natalia@libero.it)