Morte di Jeff Buckley: il mistero della morte dello statunitense

Jeff Buckley, il successo soprattutto postumo

Jeff Buckley, chitarrista e cantautore statunitense, è uno di quei casi in cui il successo arriva dopo l’avvenuta morte. Se infatti il figlio Tim Buckley (cantautore) aveva ottenuto, in vita, successo soltanto in Francia e in Australia, il successo si allargò poi all’interno mondo dopo la sua morte per annegamento. E a proposito della morte di Jeff Buckley, c’è da dire che dal momento in cui avvenne fino ad oggi è rimasto un gran mistero nel rock. Non perchè non siano chiare le cause, ma per la dinamica, la stranezza e il momento in cui avvenne la morte.

La morte di Jeff Buckley

La morte di Jeff Buckley avvenne – per annegamento – il 29 maggio del 1997. Lo statunitense aveva trent’anni ed era a bordo di un furgone guidato dal roadie Keith Roti. I due si stavano recando presso gli studi di registrazioni, quando passarono davanti a un affluente del Mississipi: Buckley chiese all’autista di fermarsi perchè voleva fare un bagno. Non era la prima volta che lo faceva e si buttò in acqua vestito e con gli stivali. Secondo la testimonianza arrivò, nuotando, ai piloni dell’autostrada mentre canticchiava Whole Lotta Love dei Led Zeppelin. 

In quel momento passò un battello che, probabilmente, creò un borgo d’acqua e lo risucchiò. Il suo corpo, nonostante la segnalazione immediata, fu ritrovato soltanto il 4 giugno, impigliato tra i rami di un albero.

Questo disse della sua morte Mary Guilbert: «La morte di Jeff Buckley non è stata “misteriosa”, legata a droghe, alcool o suicidio. Abbiamo un rapporto della polizia, un referto del medico legale e un testimone oculare, che provano che si è trattato di un annegamento accidentale e che il sig. Buckley era in un ottimo stato mentale prima dell’incidente.»

Il manager di Buckley ha parlato degli ultimi giorni prima della sua morte

Più che la morte di Jeff Buckley in sè – che rimane comunque un mistero nonostante le parole che furono dette – ciò che smosse le acque furono le parole del manager di Buckley. L’uomo, Dave Lory, ha parlato di uno strano comportamento adottato dallo statunitense negli ultimi suoi giorni di vita; andava alla ricerca della normalità, avanzava richieste strane, come a voler costruire una vita lontana dai palchi e da tutto il resto.

Queste le sue parole: «Voleva comprare una casa che non era in vendita. Voleva comprare una macchina che non era in vendita. Ha chiesto a Joan [la fidanzata] di sposarlo. Ha fatto pure un colloquio per fare il custode di farfalle allo Zoo di Memphis: un sacco di cose strane che non erano da lui. Penso che mirasse a sistemarsi. Voleva una vita normale.»

E sulla morte: «Erano le 5:58 di mattina, non dimenticherò mai l’ora. Ero a Dublino, quindi dovevano essere quasi l’una a New York e tipo mezzanotte a Memphis. Mi si è gelato il sangue. Mi sembrava un brutto sogno. Mi è caduto il telefono dalle mani, non sapevo cosa fare. Meno male che all’epoca non c’era internet, altrimenti l’avrebbero twittato ovunque in un lampo. Ero rintontito. Apatico e rintontito.»

Share

Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.