Nevermind: come l’album dei Nirvana ha cambiato la storia della musica

27 anni dopo la pubblicazione di Nevermind

Era il 24 settembre quando fu pubblicato Nevermind, dei Nirvana. 27 anni dopo la pubblicazione del fortunatissimo secondo album in studio, prima di ogni altra considerazione, è opportuno prendere in considerazione le diverse fazioni che da sempre si oppongono. Da un lato l’album ha seguaci, ammiratori e estimatori in ogni luogo di ogni epoca; dall’altro c’è chi lo considera di poco conto, di poca qualità. Vale per l’album stesso, per Smells Like Teen Spirit o per qualsiasi altra canzone dell’album.

C’è però da andare oltre questo semplice scontro ideolgico – anche noi non prenderemo parti in questa vicenda – per considerare altro: Nevermind ha cambiato, irreversibilmente, la storia della musica. E’ stato un cambiamento deciso e decisivo, in un momento storico che lo richiedeva. Ha creato il concetto di musica come fenomeno di massa, che mai prima di allora si era affermato in questo modo.

Sheep il nome originario dell’album

Prima di prendere in considerazioni i motivi per cui facciamo un’affermazione che mai potrà essere condivisa al 100%, facciamo un passo indietro. La band di Seattle non era nuova nel panorama musicale statunitense, ma con Nevermind trovò un’affermazione mondiale (tra l’altro non premeditata) che non aveva potuto avere con Bleach, il primo album in studio.

Nei circoscritti confini di Seattle la formazione aveva seguito, sia chiaro, ma il secondo album in studio cambiò innanzitutto la storia della band stessa. Mettere su vendite e vendite e ottenere dischi di diverso materiale non è un mero fattore economico: è un indizio importante, interpretabile in chiavi differenti, che va necessariamente considerato. L’album – originariamente – doveva chiamarsi Sheep: così come per In Utero il titolo doveva essere provocatorio e diretto. In questo caso, le “pecore” in questione erano coloro che avrebbero acquistato l’album.

Il cambiamento radicale nella storia della musica

Le chiavi di lettura di Nevermind sono molteplici, tanto che considerarle tutte appare impossibile. Partiamo, però, da una semplice considerazione: non è il miglior album della storia della musica, né può essere inserito tra i migliori. Non perchè debba essere necessariamente un criterio oggettivo per giudicare ciò, ma perchè non è questo il punto della questione; in altre parole, non è il migliore che cambia la storia, non il più forte.

Eppure Nevermind la storia musicale l’ha cambiata. E’ un album che, contemporaneamente, è riuscito a creare un fenomeno, una cultura e un novero di tormentoni. Perchè se da un lato pezzi come Smells Like Teen Spirit catturano il giovane rivoluzionario che è in ognuno, altri come Come As You Are si occupano della restante fetta sociale e umana. E se ancora non dovesse bastare, c’è la carica spietata di Lithium o l’apocalittica sentenza di Something in the Way. 

E ancora quei giochi di dinamici, che hanno portato a pezzi silenziosi e, una traccia dopo, al chiasso più totale non sono da sottovalutare. Così come degni di nota sono quei riff che Novoselic stesso bollò come “ridicoli”. Non che ridicolo sia la chiave del successo, sia chiaro: ma era un passaggio fondamentale, un transito di cui la musica necessitava. Il 1991 fu il momento in cui della cultura grunge, della musica che non aveva bisogno delle qualità più eccelse, dell’immagine iconica di Kurt Cobain, di una band che soffriva il successo ma che il successo aveva inseguito. Per questo e altri motivi Nevermind non fu un semplice album.

Dopo Nevermind i Nirvana divennero (anche) un fenomeno di massa

I numeri non sono che la conferma di tutto ciò: ori, platini, diamanti ovunque. I dati del 2008 parlano di oltre 24 milioni di copie vendute in tutto il mondo (contro le 250 mila di aspettativa della Geffen Records). Tuttavia, i numeri fanno riflettere anche su un altro aspetto: tra i motivi fondamentali dell’esplosione del fenomeno Nevermind ci furono la generosità economica della Geffen Records e quella televisiva di MTV, che non si risparmiò dal mettere in onda più e più volte i singoli della band.

Ciò, per causa-effetto, fa riflettere: successo, qualità, vendite sono tutti concetti che vanno a braccetto nell’industria musicale, che piaccia o meno. I Nirvana lo capirono e divennero (anche) un fenomeno di massa. Un concerto dei Nirvana non era più un semplice concerto, ma un’esibizione di musicisti, icone, idoli e – come li definiremmo oggi – influencer. Perchè, a dirsela tutta, Kurt Cobain e soci erano diventati così famosi che le folle potevano influenzarle eccome. Basti pensare che una faccina sorridente di color giallo su uno sfondo nero è diventato uno dei marchi più conosciuti di sempre.

Share

Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.