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Pink Floyd: le 5 canzoni della band che durano di più

Pink Floyd sono giustamente considerati come una delle band rock più famose della storia della musica. Il gruppo britannico guidato prima da Syd Barrett e poi da David GilmourRoger Waters si è contraddistinto per un ampio spazio riservato alla sperimentazione musicale. A tal proposito, va segnalata anche la lunghezza di alcuni dei loro brani più iconici. Di seguito, vi mostriamo quali sono le 5 canzoni della band che durano di più, con alcuni pezzi in grado di occupare buona parte dei rispettivi album.

5. Alan’s Psychedelic Breakfast

Iniziamo dalla traccia conclusiva del disco Atom Heart Mother, realizzata nel 1970 e dalla durata pari a 13 minuti e 10 secondi. Nacque da un’idea del batterista Nick Mason, che decise di dare vita ad un brano strumentale con i rumori di sottofondo di una tipica colazione britannica. Wright, Mason e Gilmour si occuparono della parte musicale, ma non furono mai contenti fino in fondo del pezzo da loro realizzato. Mentre un tecnico della band sta preparando la colazione e parlando da solo, si possono sentire in maniera distinta tutti i rumori scaturiti dal suo pasto mattutino. Un esperimento molto elaborato, in pieno stile Pink Floyd.

4. Dogs

Nel 1977, la band inglese inserì nel concept album Animals anche questa traccia dalla durata di ben 17 minuti e 8 secondi. In realtà, il pezzo doveva essere inserito nel disco Wish You Were Here, ma la sua lunghezza fu considerata eccessiva. Dopo un’intro di David Gilmour con la sua chitarra acustica e la sua voce, inizia una parte cantata che precede una sequenza di versi di cani. La canzone prosegue con lo stesso giro di chitarra iniziale e la parte vocale di Roger Waters. I cani non sono altro che gli arrampicatori sociali disposti a tutto pur di diventare persone importanti, che però faranno una brutta fine.

3. Echoes

Al terzo posto tra i brani più lunghi dei Pink Floyd troviamo Echoes. La suite ha una durata di 23 minuti e 31 secondi e occupa l’intero lato B dell’album Meddle. Completato nel 1971, il brano si apre con un Si in pianoforte ripetuto più volte, realizzato da Richard Wright. Dopo alcuni minuti, entrano in scena la batteria e la voce di David Gilmour e dello stesso Wright. Si apre dunque un lungo assolo di chitarra, proseguendo con un’improvvisazione funk caratterizzata dal basso di Roger Waters. Tra soffi di vento, chitarre distorte e organi di Wright, la canzone si conclude con l’effetto di un coro tramite l’effetto della Scala Shepard. Due sono i temi principali del progetto: un uomo che si chiede dove nasce una vita e la storia della Genesi del mondo.

2. Atom Heart Mother

La seconda piazza viene occupata da una suite strumentale dalla durata di 23 minuti e 44 secondi. Si tratta della title-track dell’omonimo album del 1970, scritta in collaborazione con il compositore d’avanguardia Ron Geesin. Il brano si apre con una sequenza di corni balbettanti, mescolati con esplosioni di vario genere, rombi di motori e cavalli al galoppo. Quindi, organo e violoncello duettano prima che la suite si accosti al jazz. Una straordinaria rapsodia di suoni differenti, in grado di mettere in mostra tutta la classe dei Pink Floyd.

1. Shine On You Crazy Diamond

Nel 1975, i Pink Floyd scelsero di rivolgere un omaggio toccante al loro fondatore e frontman iniziale Syd BarrettShine On You Crazy Diamond è una suite costituita da nove porzioni. Nell’album Wish You Were Here, viene suddivisa in una parte dalla I alla V e un’altra dalla VI alla IX. Dopo una lunga parte strumentale, il brano tocca il suo culmine con la voce principale di Roger Waters. Molti esperti considerano questa traccia come il vero capolavoro della band britannica.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)