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Pink Floyd: Quella volta che tentarono di eludere il fisco inglese

Gli anni d’oro del Rock non marcarono un periodo ugualmente felice per le casse dello stato Britannico. A cavallo tra il 1970 ed il 1980, una grave crisi economica portò l’allora primo ministro laburista Harold Wilson a varare un drastico aumento delle imposte che, all’epoca, sembrò inevitabile. Preservare la stabilità economica del regno fu una prerogativa per i vertici del Parlamento inglese che, di conseguenza, decisero di rivalersi soprattutto sui ceti più abbienti. In quel torno di tempo, i grandi nomi del Rock cominciarono ad espatriare in massa, alla ricerca del modo migliore per potere eludere il fisco. Se i Rolling Stones scelsero di trasferirsi in Francia, David Bowie e Marc Bolan decisero di partire alla volta dei cantoni svizzeri.

Tra i numerosissimi mostri sacri del Rock che decisero di espatriare nel tentativo di eludere il fisco inglese, figurava il nome dei Pink Floyd. A metà degli anni ’70, il gruppo era diventato uno dei più popolari su scala mondiale. The Dark Side Of The Moon del 1973 e, due anni dopo, Wish You Were Here, cementarono la reputazione della band a livello internazionale, vista la caratura dei due lavori. Dopo l’uscita di Animals del 1977, la band partì alla volta del fortunatissimo In The Flesh Tour che rese le casse dei Pink Floyd straripanti. La posizione dei Pink Floyd in Gran Bretagna cominciò, ben presto ad essere scomoda, portando la band a cercare non pochi escamotage per eludere il fisco inglese.

Le stravaganti iniziative dei Pink Floyd per eludere il fisco inglese

A raccontare quanto accaduto ai Pink Floyd sul fronte finanziario durante il loro picco, fu Nick Mason, nella biografia ufficiale della band Inside Out, distribuita in Italia da Rizzoli. Nel testo si legge che, il successo di The Dark Side Of The Moon spinse il gruppo ad assumere dei consulenti finanziari che li convinsero a mettere in atto uno schema con il quale i Pink Floyd avrebbero potuto eludere il fisco inglese.

La prerogativa del piano della società era quella di indirizzare il denaro della band in varie imprese di cui, in ogni caso, avrebbero dovuto liberarsi qualora avessero riscosso successo; in modo tale da evitare l’attenzione dei funzionari britannici. Di fatto, lo schema si basava su speculazioni illecite che avrebbero potuto portare non pochi problemi alla band.

In ogni caso, Nick Mason ha rivelato che il metodo propostogli dalla società avrebbe dovuto recare poche preoccupazioni al gruppo, siccome le scelte fatte dal gruppo erano altamente discutibili, tanto che nessun banchiere avrebbe potuto prenderle in considerazione. Tra le attività finanziate col denaro dei Pink Floyd ci furono fabbriche di barche a remi in fibra di carbonio, alberghi falliti e riconvertiti, aziende di skateboard e di Memoquiz, un precursore del Gameboy; tra le altre.

Come finì per la band?

L’operazione messa in atto dai Pink Floyd per eludere il fisco inglese, comunque, non finì bene e; nel tentativo di salvare ciò che era rimasto, i membri del gruppo furono costretti ad una sorta di esilio. Era il 1978 e i Floyd cominciarono a vagare tra Nizza, New York e Los Angeles, stanziandovisi per brevi periodi, durante i quali incidevano i brani che avrebbero composto The Wall. In quel periodo, gli screzi tra i componenti della band si intensificarono in modo particolare. Nick Mason, comunque, ha concluso il suo racconto sulla vicenda rivelando che la band avesse iniziato a vagabondare per mera avidità; pensando vanamente di poter tenere i propri soldi cambiando residenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)