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The Cure, Il significato di Lullaby

I Cure sono una delle band più importanti dell’esplosione new wave. Nati nel 1976, il leader del gruppo è Robert Smith, che quando frequentava il liceo fondò i Malice e dopo varie evoluzioni e cambiamenti riuscì a definire una band che, come sappiamo, ha fatto la storia. I Cure hanno sempre avuto look particolare. Malinconici e cupi, sono spesso associati al gothic rock per questo motivo, anche se questa etichetta è stata sempre rifiutata della band, che preferisce definirsi post-punk all’inizio, ma dopo ha mischiato tante influenze. Sperimentare suoni sempre nuovi non ha comunque fatto uscire i Cure della spirale di definizione malinconica, che comunque appartiene alla loro musica. Una delle loro canzoni più inquietanti ed inquiete è Lullaby.

Lullaby e la crisi di Robert Smith

Disintegration, da cui è tratto io brano, è l’ottavo album di studio della band e venne pubblicato nel 1989. Si tratta del primo album dei The Cure a raggiungere la top ten della classifica italiana. È un disco molto cupo che ricorda ad esempio Pornography e Bloodflowers. La malinconia alla base di questo lavoro è da ricercarsi nel periodo difficile che aveva vissuto Robert Smith a causa della crescente fama. Come spesso accade, trovarsi al centro dell’attenzione e così popolari ha diverse conseguenze sulla personalità di chiunque. E, cosa purtroppo diffusa nelle rockstar, cominciò a fare uso di droghe. In questo disco ha messo molto di quel difficile periodo, delle sue crisi esistenziali, ma anche delle sue paure e ricordi di infanzia. Lullaby è sicuramente la canzone che esprime meglio tutto questo, oltre ad essere la più famosa dell’album.

Gli incubi e la malinconia di Lullaby

Lullaby è una delle canzoni di maggior successo dei Cure forse perché esprime un’inquietudine psicologica che molti si sono ritrovati a provare. Il testo è costruito su profonde allegorie e simbologie che lo rendono molto poetico, ma anche criptico. Si sono fatte tantissime ipotesi sul significato di questo brano, che sicuramente è molto autobiografico. Robert Smith ha spiegato che il riferimento alla ninnananna nel titolo è un ricordo di infanzia: suo papà gli cantava una ninnananna che invece di tranquillizzarlo e farlo dormire lo faceva agitare, diceva cose del tipo “dormi che forse domani non ti sveglierai più”. Quando dice poi “uomo ragno” non si riferisce al supereroe, ma alla paura che ha sempre avuto dei ragni. Al di là di questo riferimenti palesi, sicuramente il tutto è una metafora per indicare le sue profonde paure e la crisi che ha vissuto anche in merito alla dipendenza dalla droga. Questo simbolismo viene confermato dal video ufficiale: qui vediamo Robert Smith a letto in un contesto di incubi e paure, ma rappresenta anche quell’uomo ragno terribile. Così è tanto il sognatore spaventato quanto la causa dei suoi incubi.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.