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The Wall: cosa pensava inizialmente David Gilmour di questo iconico album?

Era il 30 novembre del 1979 quando i Pink Floyd pubblicarono uno degli album di maggior successo della storia della musica. The Wall, undicesimo album in studio della band britannica, è una pietra miliare del rock e, dopo 40 anni, è ancora molto amato ed apprezzato. Ma cosa ne pensava inizialmente David Gilmour di questo iconico album?

David Gilmour: “l’idea di basi di The Wall era molto complessa..”

Nel 1982, qualche anno dopo la pubblicazione di The Wall, il chitarrista dei Pink Floyd David GIlmour si lasciò andare in una lunga intervista per Rolling Stone, raccontando la sua personale opinione.

“Devo ammettere che l’idea di base di ‘The Wall’ era molto complessa, c’erano così tante cose che Roger voleva comunicare. In effetti abbiamo faticato non poco a far entrare tutto in questo doppio album .”

C’è un precedente fondamentale, un precedente che ha piantato le basi dell’album The Wall. Il 6 luglio del 1977 Roger Waters, ai ferri corti con il suo pubblico, sputò in direzione di un fan durante un concerto a Montreal. Un gruppo di spettatori in prima fila infastidì particolarmente il musicista dei Pink Floyd, la cui replica innescò una reazione a catena. Il compositore britannico esigeva dei fan attenti, educati e consapevoli. E, in quell’esatto momento, sentì il bisogno di isolarsi, di costruire un muro insuperabile: una netta divisione tra band e pubblico. Roger Waters prese un pezzo di carta e, mattone dopo mattone, parola dopo parola, iniziò a comporre la sua opera e a raccontare la sua storia. Non lo fece però in prima persona, si inventò un alter ego: Pink.

The Wall, il capolavoro dei Pink Floyd

“Roger preparò una demo a casa sua e poi lavorammo tutti insieme con Bob Erzin. Lo abbiamo esaminato attentamente e abbiamo cominciato a lavorare sui testi che ci piacevano di più. “ Spiegò David Jon Gilmour durante l’intervista, aggiungendo: “Successivamente abbiamo discusso a lungo su tutte quelle cose che non andavano a abbiamo eliminato un bel po’ di materiale. Roger e Bob, poi, si occuparono di dare un senso logico alla narrazione.”

Il protagonista di questa avventura lunga 26 brani è Pink: un personaggio immaginario basato su Roger Waters e, in parte, su Syd Barrett. Pink è una rockstar con dei seri problemi con il pubblico, traumatizzato dal successo, dipendente dalle droghe e manipolato dai suoi produttori. Pink, un po’ Waters un po’ Barret, è la vera essenza di questo meraviglioso album.

“A me è piaciuto molto questo album -concluse Gilmour- l’intento era quello di suscitare emozioni, di dare un senso di elevazione. Ci siamo distaccati dal concetto di creare principalmente musica ‘spaziale’ e indurre viaggi mentali come negli anni sessanta; quell’immagine però persiste e non riusciamo a liberarci di questa etichetta.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)