Nirvana – In Utero (Recensione)

In Utero è il terzo album in studio della band statunitense Nirvana, pubblicato dalla Geffen Records. Album che, tra l’altro, figura anche tra i 500 migliori album per la rivista Rolling Stone. Un album in cui vi è la totale affermazione del grunge e dell’alternative rock da parte del gruppo, ma soprattutto, come affermato da Cobain, di un progetto non più unidimensionale (come in Nevermind) ma che «sarebbe stato più grezzo in alcuni brani e più caramellato in altri»

 

Dopo il successo di Nevermind (pubblicato due anni prima e assolutamente non premeditato) Kurt e l’intera band aveva intenzione di proseguire seguendo un percorso differente, che riuscisse a mescolare “gli estremi del suono”; non a caso, i Nirvana scelsero di collaborare con Steve Albini. Nonostante non godesse di buona reputazione (era considerato scrupoloso e supponente) fu scelto da Cobain perchè aveva collaborato per la realizzazione di due dei suoi album preferiti: Surfer Rosa dei Pixies e Pod dei Breeders. Lo stesso Albini era scettico sulla band, avendola ritenuta «una versione insignificante del suono di Seattle», ma scelse ugualmente di collaborare con essa per la realizzazione dell’album, mostrando (con una copia di Rid of me, da lui prodotto) quale sarebbe stato l’operato, lo studio e la metodologia di realizzazione.

 

Controversa è, anche, la questione del titolo: In Utero è un verso di una poesia di Courtney Love, il cui ruolo, al tempo, risultava abbastanza determinante per le sorti della band. Essendo Cobain e moglie in attesa della loro figlia Frances, i lavori procedevano molto a rilento, obbligando l’etichetta a calmare le acque pubblicando Incesticide. Inizialmente, il titolo dell’album doveva essere “I hate myself and i want to die”, frase che Kurt ripeteva spesso, e ironicamente, ogni volta che gli veniva chiesto come stesse. L’intento era, quindi, quello di non prendere se stesso, il progetto e la band troppo sul serio. Intento bocciato da Novoselic, bassista della band, che preferì evitare per questioni legali. Da quest’iniziale titolo si passò poi a Verse chorus verse, originale titolo di quella che sarà poi Sappy. Alla fine, come detto, si è optato per In Utero.

 

Musicalmente parlando, l’album mostra, in una successione talvolta anche rapida e violenta (Dumb – Milk It – Pennyroyal Tea, ad esempio) tutti i passaggi musicali che erano negli intenti del cantante di Aberdeen. Dal modesto al violento, dal tenue all’esagerato. Un’esplosione di suoni, talvolta anche striduli e violenti, inframezzati da un gran ritmo e una grande potenza strumentale. L’album della consacrazione, dopo l’ottimo inizio con Bleach e il grandissimo successo con Nevermind.

Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.