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La storia del primo brano di Elvis, un regalo inaspettato per la madre Gladys

L’attore e cantante americano Elvis Presley, grazie alla sua voce, al suo carisma e alla sua presenza scenica è diventato negli anni una vera e propria icona culturale. E, nonostante siano passati 42 anni dalla sua morte, il re del rock continua ad essere protagonista di tantissime storie. L’ultima, in particolare, riguarda il suo rapporto con la madre Gladys Love Presley.

Il ruolo fondamentale di Glayds Love Presley, madre di Elvis

Gladys è stata un elemento fondamentale nella vita (e soprattutto nella carriera) di Presley: tutto ruotava intorno a lei. Sul volto della donna era impossibile non leggere tutta la fatica e il dolore, tutte le restrizioni economiche e i sacrifici della sua infanzia. Una donna che, così come suo figlio, nonostante il successo rimase sempre fedele a se stessa. A Gladys non è mai importato di apparire bella e compiacente, a lei interessava solo una cosa: l’amore del figlio.

Gladys è sempre stata descritta come una madre iper protettiva e, più che il padre Vernon, è sempre stata lei a dare ad Elvis la giusta educazione e ad occuparsi della sua disciplina. La sua figura è stata fondamentale per la formazione di Presley: incitandolo sempre e convincendolo a credere nei propri mezzi. E, se è vero che dietro ogni grande uomo c’è una grande donna, dietro Elvis c’era sicuramente Gladys.

Le prime due canzoni registrate da Elvis: “My Happiness” e “Thats’s When Your Heartaches Begin”

Nel luglio del 1954, un giovane Elvis Presley,  un po’ per curiosità, un po’ per fare un regalo a sua madre: registrò due canzoni. Entrò negli studi della Sun Records di Memphis e, con una modica cifra di 3,98 dollari,  registrò due canzoni: “My Happiness” e That’s When Your Heartaches Begin”.

Nel frattempo, però, la segretaria Marion Keisker rimase letteralmente folgorata dalla sua voce e appuntò il suo nome, sotto la voce “buon cantante di ballate”. “Era un sabato pomeriggio molto affollato, l’ufficio era pieno zeppo di gente che voleva registrare”, ha raccontato la donna, aggiungendo: “Elvis entrò e, nell’attesa, iniziammo a parlare. Gli chiesi che tipo di cantante fosse e a chi assomigliasse, lui mi rispose “in verità io non assomiglio a nessuno.”

La donna segnalò Presley al proprietario degli studios, Sam Philips, che, intuendo le potenzialità dell’artista gli affiancò due musicisti. Elvis collaborò col chitarrista Scotty Moore e col contrabbassista Billy Black: da lì in poi nacque il mito del King Elvis Presley. Un mito senza tempo.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)