17 June, 2021, 06:10

I cinque dischi Progressive Metal migliori di sempre

Sin dagli albori, la scena Metal si presuppose di allontanarsi dal panorama mainstream, discostandosi dalle manie inibitorie del Pop Rock di quegli anni. Nel corso delle decadi, il Metal ha teso a dividersi in una miriade di sottogeneri. Il Progressive Metal, composto da ritmiche irregolari, tecnica strumentale eccelsa e infinite sfumature sonore, si allontanò definitivamente dai canoni semplicistici proposti dalla musica di massa. Siamo al tramonto degli anni ’80. L’Hair Metal è, ormai, sepolto sotto gli eccessi che hanno contraddistinto il decennio. La corrente del Grunge avanza incessantemente con testi aggressivi e riff fortemente distorti. I Nirvana e i Soundgarden mostrarono al mondo un nuovo modo per incanalare le proprie emozioni, esplodendo irrazionalmente sulle scene.

Riverenziale, quanto slanciato verso un cabalistico futuro, il Progressive Metal degli albori strizzava l’occhio alla musica del passato, pur aggiungendo un virtuosismo spicy, impegnato e, col senno di poi, assolutamente coinvolgente. Nonostante non abbiano mai accolto ampi consensi da parte della critica; l’apporto tecnico degli artisti Progressive Metal sulla musica moderna è innegabile. Concept Album ambiziosi, il ruolo del tastierista reso fondamentale in gruppi di spicco come i Dream Theater e, soprattutto, melodie ispirate ai compositori classici, hanno reso, il Progressive Metal, un genere profondamente unico e, assolutamente, mistificabile. Negli anni, i gruppi Progressive Metal hanno conquistato un pubblico enorme. Ad oggi, alcune band riescono a riempire le arene di tutto il mondo grazie ai loro eclettismi musicali. In questa classifica, abbiamo raccolto alcuni tra i dischi di riferimento del panorama Progressive Metal.

5) Devin Townsend – Terria (2001)

Devin Townsend appare sulle scene dopo la collaborazione con il leggendario chitarrista, Steve Vai, nel 1993; in occasione dell’album Sex & Religion. Da allora, la carriera del musicista e produttore canadese ha spiccato il volo; vedendolo coinvolto in molteplici progetti diversi. Parliamo di un artista capace di spaziare dall’Industrial- Death degli Strapping Young Lad, ai suoni melodici ed avvolgenti della sua produzione da solista. Terria è il quarto album a comporre l’opera dell’artista in studio. Si tratta di un excursus sulle sue influenze principali. Nel corso di un’intervista, il chitarrista ha dichiarato che il titolo, come ovvio, fa riferimento alla Terra; ricordando, tuttavia, il nome di una donna, contrapponendo la durezza dei brani, con la dolcezza che vogliono esprimere.

4) Tool Lateralus – (2001)

L’opera Progressive Metal per eccellenza. Lateralus non rappresenta solo il manifesto del genere. Si tratta della pedissequa rappresentazione dell’uomo immerso nella società alienante dei tempi moderni. Con Lateralus, i Tool hanno dimostrato che la musica può essere reinventata; che si può comporre un disco senza tempo, senza riferimenti, né barriere imposte dal passato.

3) Opeth – Ghost Reveries (2005)

Una reinterpretazione arcana e malata del Progressive Rock degli anni ’70. Gli Opeth hanno rimescolato, ancora una volta, le carte in tavola; gettando in crisi il panorama musicale internazionale, dopo l’uscita di Ghost Reveries. Un disco che sortisce le influenze del Death Metal, con la raffinatezza del Rock Classico degli anni ’70 e con elementi acustici e ambientali. Una traversata infinita nei meandri più reconditi della propria mente, nella solitudine più cupa di una foresta di alberi marci.

2) Between The Buried And Me – Colors (2005)

Un album variegato, assolutamente eterogeneo. Il quarto lavoro in studio dei Between The Buried And Me da l’impressione, quando lo si ascolta, di essere stato scritto come un’unica, immensa, canzone. Influenzati dal Jazz e dal Pop, la Band da vita ad una serie di passaggi dal tecnicismo elevatissimo, nel giro di pochissimi minuti. Le sequenze alternate in ogni singola canzone, hanno dell’assurdo. La verità è che Colors, è una prova di assoluta libertà creativa.

1) Porcupine Tree – Fear Of A Blank Planet (2005)

È il 1987, quando il giovane Steven Wilson decide, quasi per gioco, di inventarsi la storia di una Progressive Metal Band leggendaria. Solo un ventennio dopo, i Porcupine Tree salgono sul tetto del mondo con Fear Blank Planet. Parliamo del nono album in studio della band. Il disco, contiene i brani più aggressivi mai scritti da Wilson. Lo specchio delle melodie utopistiche dei Pink Floyd, distrutto dai mattoni di un muro di convenzioni sociali che relegano ed inibiscono l’uomo; alienato dal mondo reale a causa della dipendenza da internet, a cui viene dedicato l’album. I Porcupine Tree esplorano le malattie e gli isterismi delle nuove generazioni attraverso poliritmie incalzanti e tastiere dalla fattispecie tetra ed inquietante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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