23 settembre 2021 05:00 giovedì

Green Day, è uscito il nuovo album di inediti “Father of All Motherfuckers”!

Green Day. Nuovo album. Basterebbe già questo per risvegliare dal letto qualche appisolato. Tutto era iniziato con “Father of All …“, il primo singolo rilasciato il 10 settembre 2019. “Fire, Ready, Aim“, un altro singolo, è stato fatto uscire il 9 ottobre come pezzo di apertura della National Hockey League. Ora, insieme all’uscita dell’album sulle varie piattaforme digitali, è uscito il videoclip della canzone “Meet Me On The Roof“, con protagonista Gaten Matarazzo, attore noto per essere uno dei protagonisti della serie “Stranger Things“. Ma, in verità, come è questo album? Si tratta del ritorno alle origini dei Green Day oppure no?

POST “REVOLUTION RADIO”

Father of All Motherfuckers, questo è il titolo completo del disco, ha ricevuto recensioni abbastanza positive da parte della critica statunitense. Il batterista della band Trè Cool aveva affermato che questo disco rappresenta una nuova fase della carriera del gruppo che pare aver abbandonato le atmosfere più poppunk di American Idiot. Altri critici però non sono stati così tanto dolci e carini con la band di Billie Joe Armstrong. Questo disco sarebbe infatti scarico, inferiore anche ad un disco quasi unicamente pop come 21st Century Breakdown del 2009. Tra le altre cose, il disco dura poco, circa 26 minuti per 10 canzoni esatte.

POSSIBILE RIALZO DI QUALITÀ?

Billie Joe Armstrong aveva dichiarato che le canzoni lunghe non gli sono mai piaciute ad eccezione di Jesus Of Suburbia che supera addirittura gli 8 minuti. Non c’è dubbio che il gruppo si sia adeguato alla pigrizia degli ascoltatori i quali faticano ad ascoltare una canzone che dura oltre i 3 minuti. Ecco spiegato l’arcano e il mistero. Il desiderio di Billie Joe Armstrong era quello di tornare ad un punk rock più vicino ai primi anni di carriera e distante dall’ultimo disco (deludente) Revolution Radio. Se American Idiot del 2004 rialzò la loro carriera, ma li distanziò dal loro modo solito, cosa si può dire di questo Father of All Motherfuckers? Vediamo.

UN ALBUM CONVINCENTE

Father of All Motherfuckers è il disco dei Green Day più convincente e spensierato del nuovo millennio. La band ha immaginato come adattare American Idiot al mood Trump, anziché al Bush originario, ed ecco il risultato molto meno pop del previsto. Nonostante la traccia iniziale presenti un insolito falsetto del frontman, le altre tracce non suonano affatto male. Va anche detto che bisogna accettare il corso degli anni ed è quindi difficile che i Green Day tirino fuori un album da 10 in pagella. Ma alcune canzoni sono interessanti, come I Was a Teenage Teenager con il basso di Mike Dirnt che esce con prepotenza.

L’ULTIMO RESPONSO

Il trio sembra rinvigorito, come i nuovi arrivati ​che arrivano sulle scene ​affamati di successo. DI certo non manca la vivacità e la potenza. È un disco sincero, non è un disco perfetto, alcune tracce spingono un po’ troppo poco. Ma le ultime 4 canzoni rivelano chi sono i Green Day e ci ricordano che non sono assolutamente morti, anzi. Non si tratta di un disco che dura nel lungo periodo, è molto contemporaneo, ma è anche legato all’oggi. E in fondo va bene anche così.

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