21 settembre 2021 15:47 martedì

Gli album che hanno rovinato le carriere delle rockstar

Non sempre la pubblicazione di un album assicura il giusto successo agli artisti. Talvolta, un album porta gli artisti a rischiare tantissimo per quel che riguarda le loro carriere. Un album flop o un fallimento nelle vendite fa rischiare tantissimo gli artisti che lo pubblicano; il pubblico può non apprezzare in pieno, le vendite possono portare gli artisti sull‘orlo del lastrico. Tanti sono gli indicatori che potrebbero essere importanti in merito: ecco quali sono alcuni tra gli album che hanno rovinato le carriere delle rockstar. Parliamo, cioè, non soltanto di prodotti che – essendo stati realizzati non tenendo conto delle indicazioni del mercato discografico – hanno portato le formazioni ad un sostanziale fallimento dal punto di vista mediatico, ma anche di dischi che sono stati oggetto di polemiche, censure e polemiche a causa dei loro contenuti o, come vedremo, anche per altro. Insomma, in alcuni casi i fattori che hanno portato al fallimento di cui vi parliamo sono stati endogeni, in altri casi esogeni: vediamone alcuni nel dettaglio.

The Wall dei Pink Floyd

Iniziamo questa nostra classifica in un modo certamente poco convenzionale, dal momento che – per quanto sia difficile da accettare – non soltanto prendiamo in considerazione un motivo mediatico, e legato alle vendite o alle certificazioni che sono state ottenute da un determinato album. In altre parole, con la scelta di The Wall, che citiamo come primo degli album che hanno rovinato le carriere delle rockstar, non stiamo indicando un fallimento mediatico, ma un discorso molto più ampio, che ha riguardato lo scontro e i motivi personali che hanno portato all’abbandono di Roger Waters dai Pink Floyd.

Gli amanti dei Pink Floyd sanno che l’album in questione è stato il cosiddetto casus belli, a seguito di anni in cui il potere di Roger Waters è diventato sempre più centrale nei meccanismi dei Pink Floyd; quando ciò si è concretizzato con azioni ritenute come sbagliate, non è potuta mancare quella dimensione dello scontro che ha portato artisti come Rick Wright ad essere espulsi dalla formazione, ed altri come David Gilmour ad essere relegati ad un contesto di marginalità. Insomma, per quanto The Wall sia un successo planetario, determinò quella lenta e progressiva discesa artistica e culturale che ha portato i Pink Floyd alla rovina e che, nonostante i tentativi di realizzare una discografia successiva all’abbandono di Waters, non ha più garantito prodotti di grandissimo livello da parte dei Pink Floyd.

«Data la nostra generale bonarietà e il tacito consenso, Roger aveva creduto erroneamente che noi avremmo accettato che i Pink Floyd fossero praticamente finiti. Io e David invece pensavamo che, una volta che Roger avesse ultimato Pros and Cons, la vita sarebbe continuata. Dopotutto anche in passato c’erano state diverse interruzioni. Di certo, le nostre capacità comunicative continuavano pericolosamente a latitare. Uscimmo dal ristorante con visioni diametralmente opposte di quello che si era deciso», queste dichiarazioni di Nick Mason testimoniano quale fu il clima che si respirò nell’ambito di Pink Floyd che erano quanto più possibile lontani da quell’ordine che aveva portato alla realizzazione dei loro più grandi capolavori. Insomma, The Wall può essere considerato – anche se in senso lato – come l’album che ha rovinato la formazione britannica.

Share