23 ottobre 2021 21:45 sabato

Perchè i 16 Horsepower hanno rivoluzionato la storia della musica

La storia della musica presenta una serie di canzoni, di band e di contenuti che hanno fatto la storia e che – allo stesso tempo – hanno dovuto fare i conti con altre realtà che hanno portato, per questo motivo, ad eclissare diversi contenuti. Un esempio piuttosto celebre di quanto vi diciamo può essere rappresentato dai 16 Horsepower, un vero e proprio pilastro del country statunitense che ha fatto la storia grazie ad una commistione di generi che l’hanno portata a superare quel naturale limite rappresentato dai generi musicali stessi. I 16 Horsepower rappresentano un emblema di quanto la storia della musica possa adattarsi ad un modo di fare sempre rinnovato e innovativo ma che, allo stesso tempo, riesce a non sfigurare. Vogliamo parlarvene nel dettaglio, sottolineando alcuni aspetti nello specifico.

Le grandi innovazioni musicali dei 16 Horsepower

Nel corso della storia della musica i 16 Horsepower sono riusciti ad apportare delle migliorie e delle innovazioni di grandissimo livello, che sottolineano quanto spesso l’obiettivo fondamentale di un organico non sia quello di consolidare degli schemi o adattarsi a dei processi artistici, quanto più di innovare, rivoluzionare, generare un cambiamento. Nell’ambito della teoria critica della comunicazione di massa, Thomas Adorno sottolineava quanto la differenza tra la musica classica e la musica leggera (che aborriva) stesse nelle forme concettuali e comunicazione che esprimevano, essendo – per definizioni – entrambe prodotti mediatici.

La musica classica sa basarsi attraverso un universo di realtà sconfinanti e sconfinate, che permettono di porre delle basi su cui si poggerà il pilastro comunicativo della nuova realtà musicale; di contro, la musica leggera – secondo il giudizio del tedesco – prediligeva delle forme standardizzanti di comunicazione della cultura, che annullavano quel processo universale che i più grandi classici della storia avevano creato.

Questo preambolo giustifica il nostro modo di vedere a una formazione come quella dei 16 Horsepower: per quanto la band statunitense abbia spesso previsto delle tematiche cristiane nella propria comunicazione, la forma di questa stessa non era mai banale, mai costruita, mai data. Parlare di country, a dire il vero, per definire la formazione statunitense vuol dire limitarsi a dei concetti che cercando di inquadrare un prodotto ma che – nel caso della band – non lo sottolineano abbastanza. Di fatto, la band ha saputo spaziare benissimo dal country al folk, dal rock alternativo all’indie, includendo delle sonorità tendenti al gothic e al post punk; il tutto, ovviamente, senza mai perdere quella qualità che si è posta come pilastro di un progetto che non ha mai voluto essere scadente o semplicemente commerciale.

Il non mainstream, insegna ancora la teoria critica, può sfuggire dalle naturali regole di fruizione: non c’è bisogno di creare prodotti “semplici” per un mercato facile, dal momento che l’obiettivo non è il guadagno. Nel caso dei 16 Horsepower, la rivoluzione è passata attraverso l’utilizzo della strumentazione tipica della tradizione musicale dei monti Appalachi: un lavoro di etnomusicologia, insomma, che ha fatto la storia e l’ha rivoluzionata, e che tutti meritano di conoscere.

La formazione della band e la discografia

Al fine di dare un indirizzo più chiaro alle nostre parole e per renderle, allo stesso modo, supportate da delle indicazioni cronologiche ben precise, vogliamo riportarvi sia l’organico della formazione, sia la discografia della band stessa che, pur avendo pubblicato soltanto quattro album in studio, ha saputo – con questi stessi – stabilire dei veri e propri pilastri nella storia della musica, a cui si può guardare con grande rispetto e ammirazione. La formazione della band era formata dai seguenti membri, che si sono succeduti negli anni:

  • David Eugene Edwards – voce, chitarra, banjo, concertina Chemintzer, hurdy gurdy, lap steel guitar, bandoneón, piano (1992–2005)
  • Jean-Yves Tola – Batteria, percussioni, piano, voce (1992–2005)
  • Pascal Humbert – basso, contrabbasso, guitar, voce (1992, 1996–2005)
  • Keven Soll – contrabbasso, flat top bass, violoncello, voce (1993–1996)
  • Rob Redick – bass (1996–1997)
  • Jeffrey-Paul Norlander – violino, chitarra, violoncello, organo, voce (1997–1998)
  • Steve Taylor – chitarra, tastiere, voce (1998–2001)

Quanto alla discografia della formazione, invece, i quattro album in studio che sono stati pubblicati dalla band sono i seguenti:

  • 1996 – Sackcloth ‘n’ Ashes
  • 1997 – Low Estate
  • 2000 – Secret South
  • 2002 – Folklore
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