4 August, 2021, 15:36

Giorgio Gaber, La storia di Far finta di essere sani

Giorgio Gaber è stato un cantautore versatile, ironico e pungente. Grazie alla preziosa collaborazione con Sandro Luporini, ha saputo creare un nuovo genere: il Teatro Canzone. Tanto si è detto sulla verve di questa modalità d’intrattenimento, che combinava alla potenza della parola il contributo fondamentale del gesto, della prossemica, dei movimenti. Era quindi Teatro, ma anche Canzone per la musica che ne faceva colonna sonora. I lavori di Gaber sono divertenti, sorprendenti, illuminanti ed originali. Hanno saputo mostrare uno spaccato di una società e prenderla in giro. Andare oltre le semplici apparenze, per costruire immagini artistiche e sonore dal grande spessore. Nessuno può negare che siano tanti i brani di Giorgio Gaber degni di menzione. Oggi parleremo in particolar modo di Far finta di essere sani, che rivela già dal titolo la sua natura ironica.

Far finta di essere sani fortunatissimo album

Nel 1973 esce Far finta di essere sani, uno degli album più amati di Giorgio Gaber. Costituisce qualcosa di piuttosto raro nella produzione di Gaber, in quanto è registrato in studio, mentre di solito i dischi del cantautore non sono altro che le registrazioni dei suoi spettacoli dal vivo a teatro. Effettivamente nel 2002 è stata anche pubblicata una riedizione che sarebbe lo spettacolo teatrale omonimo, poiché l’album ne è la trasposizione di fatto. Ad ogni modo, il disco è uno dei più fortunati di Gaber in quanto contiene alcuni tra i suoi cavalli di battaglia, alcuni ripetuti da precedenti album: Lo shampoo, La libertà, Un’idea (già presente in Dialogo tra un impegnato e un non so) e naturalmente la stessa title-track.

Un ironico quadro della vita dell’uomo

Far finta di essere sani è una canzone che ci pone all’interno del groviglio inestricabile rappresentato dall’esistenza. Sembra a dir poco complicata come definizione, eppure la grandiosità di Luporini e Gaber sta nell’aver trattato questi temi sempre con una certa spensieratezza. Quel “riso”, che appartiene anche al grande Dario Fo tra tutti, alla luce del quale si interpreta ciò che ci circonda. Il brano inizia con l’idea che l’uomo, anche se non sa come vivere, ha un’importanza nell’esistenza poiché ciò che gli succede – positivo o negativo – sta dentro alla realtà. Ciò che segue è un elenco di azioni per cui l’uomo finge di essere sano, di star bene ed a questo proposito si citano oggetti di svago come le moto, ma anche la politica (con riferimenti alla lotta di classe, Antonio Gramsci, ecc.).

La condizione umana

Questo sogno della politica, della lotta, è un rifugio a cui spesso si appiglia l’uomo. L’utopia di qualcosa che non ha funzionato l’abbiamo vista nel famoso monologo Qualcuno era comunista. Interessante nella canzone è la citazione che si fa a proposito del suicidio, “per ora rimando”, canta Gaber simpaticamente. Il cantante ha spesso ironizzato sull’idea di porre fine alla propria vita, ad esempio nel monologo dal titolo appunto Il suicidio. Allora cosa ci insegna questa canzone? Non ha la presunzione di fornire una risposta precisa, come sempre. Dipinge un quadro di realistica dispersione in cui tutti siamo chiamati a ritrovarci solo per il fatto di essere uomini. Sicuramente un’occasione e non una condanna.

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