15 May, 2021, 20:35

I 5 assoli di chitarra più strani di tutti i tempi

Il mondo della chitarra è, senz’altro, uno dei più affascinanti. Centinaia di migliaia di giovani, ogni anno, si lasciano ispirare dalle più grandi icone della comunità di riferimento, tentando di inseguire le loro orme approcciandosi allo strumento. Sebbene per gran parte di loro finisca per trattarsi di un fuoco di paglia, complice anche il fatto che la chitarra non è comparsa per lungo tempo in vetta alle classifiche di vendite internazionali, altri riescono a perpetuare la loro passione; spingendola, talvolta, oltre le proprie stesse aspettative. Esiste, da sempre, una piccola fetta di audaci, pronta a stravolgere le carte in tavola, spingendo lo strumento oltre i propri stessi limiti fisici e oltre i canoni stilistici imposti dall’industria. In quest’articolo, abbiamo deciso di elencare alcuni tra gli assoli di chitarra più strani di tutti i tempi.

Nine Inch Nails – Ruiner

Dal secondo album dei Nine Inch Nails, The Downward Spiral, Ruiner è una traccia psicotica, in cui trova spazio un assolo claustrofobico ad opera di Trent Reznor. Lasciato nella cuffia sinistra, il solo si contraddistingue per essere stato considerato, dallo stesso Reznor, una versione distorta ed errata di Comfortably Numb dei Pink Floyd. Durante un’intervista a Guitar World, infatti, l’artista spiegò di aver suonato il solo con gli effetti collocati male in sequenza e che, il suo caratteristico sound, derivi proprio da questo.

Smashing Pumpkins – Zero

Gli Smashing Pumpkins si distinsero sulla fervente scena Alternative Rock degli anni ’90, per le loro scelte sonore avanguardistiche e, decisamente poco convenzionali. Impossibile, in questa sede, non citare la band di Billy Corgan. In Zero, il chitarrista degli Smashing Pumpkins da il meglio di sé per costruire un solo particolarmente caotico e singolare, decisamente tra i più strani di tutti i tempi.

Talking Heads – Born Under Punches

Tra gli assoli di chitarra più strani di sempre, quello di Born Under Punches, in cui Adrian Belew si lancia in una serie di fraseggi roboanti e, a tratti, indistinguibili. In questo frangente, però, il chitarrista dimostrò un grandissimo eclettismo compositivo essendo che, il caos del solo, celasse un ordine straordinariamente orchestrato ed un senso della melodia sopraffino.

Peter Frampton – Do You Feel Like We Do

Do You Feel Like We Do racchiude una serie di manifestazioni stilistiche ad opera di Peter Frampton. Il più evocativo, data la sua singolarità, è quello in cui il chitarrista adopera la sua Talk Box. Effetto che, lo stesso Frampton, avrebbe portato alle masse, rendendolo un must nel rig di numerosi giganti della chitarra.

Rage Against The Machine – Know Your Enemy

Nel periodo in cui i Rage Against The Machine debuttarono sulle scene, il sound di Tom Morello era così variegato ed inusuale che la band fu “costretta” a specificare sulla copertina del disco che le loro strumentali non presentassero l’utilizzo di sintetizzatori, tastiere o campionatori. Fu in Know Your Enemy che il chitarrista raggiunse il picco dell’avanguardia, portando la sua chitarra due ottave più in alto, servendosi del pedale Whammy della Digitech ed esplorando a fondo le possibilità sonore del suo strumento.

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