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5 canzoni che hanno reso una leggenda Eddie Van Halen

Non è passato neanche un mese da quando abbiamo pianto l morte di uno dei più influenti chitarristi della storia del rock: Eddie Van Halen. Nel corso della sua carriera ha infatti apportato o innovato diverse tecniche sullo strumento che ad oggi sono studiati da chiunque voglia prendere in mano lo strumento. Tra queste quello a cui viene più comunemente collegato è il Tapping, che prevede l’utilizzo di entrambi le mani sulla tastiera, in maniera tale da riprodurre intervalli o frasi altrimenti irrealizzabili.

Diversi sono stati i brani da lui scritti ed eseguiti con la sua band, i Van Halen, ad aver avuto un forte impatto sulla storia del rock. Alcune sono state anche dei successi dal punto di vista commerciale, altre invece sono importanti a causa della loro influenza sulla tecnica dello strumento. Vediamo quindi cinque di questi brani leggendari.

“Dance The Night Away”

Iniziamo questo elenco con “Dance The Night Away”. L’importanza di questo brano nella storia di Eddie Van Halen è legato al fatto che fu il primo della band ad entrare nella top 20 delle classifiche di vendita degli Stati Uniti d’America, arrivando per la precisione al quindicesimo posto. Inizialmente David Lee Roth, il frontman dei Van Halen, voleva intitolare il brano “Dance Lolita Dance”, ma fu proprio Eddie a virare sul definitivo “Anche The Night Away”.

“Eruption”

Inserito nel primo album dei Van Halen, “Eruption” fu pubblicato nel 1978. Nel disco funge da introduzione al brano “You Really Got Me”, cover della band inglese The Kinks, ma è ricordato per ben altri motivi. Inizialmente nacque come brano da eseguir unicamente dal vivo, ma dato il successo che riscosse durante i live, la band decise di registrarlo in studio. A essere messa particolarmente in mostra è la già citata tecnica del tapping. Dalla rivista Guitar World è stato votato come secondo miglior solo di tutti i tempi.

“Runnin’ With The Devil”

Restando sempre nell’ambito del primo album registrato dalla band di Eddie Van Halen, parliamo di “Runnin’ In The Devil”. Questo brano è stato spesso interpretato come satanico, senza che il gruppo spiegasse mai sul serio il significato reale del brano. In realtà la lettura più corretta parrebbe quella in cui un giovane corre verso la libertà, raffigurata come mancanza di legami sociali e di vita nel presente.

“I’ll Wait”

“I’ll Wait” non è una delle più note tra quelle della band, ma sicuramente una delle preferite da Eddie. Estratto dall’album “1984”, pubblicato proprio in quell’anno, si caratterizza per la presenza di sintetizzatori. Questa canzone venne concepita in seguito alla collaborazione tra i Van Halen e Michael McDonald, cantante dei Doobie Brothers. Non si tratta dell’unico brano di quell’altro che verrà inserito in queso elenco.

“Jump”

Passiamo infatti ad il brano dei Van Halen probabilmente più noto a tutto il pubblico, dato che fu il primo, nonché unico, brano della band a raggiungere il primo posto in classifica negli USA, come pure in Canada: “Jump”. Il riff scritto da Eddie Van Halen per questa canzone risale in realtà al 1981, quando però non venne preso in considerazione dagli altri membri. La sua importanza da un punto di vista musicale è quella di aver inserito i sintetizzatori nell’hard rock che sino ad allora li aveva sempre guardati in malo modo.

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Horus Black, al secolo Riccardo Sechi, nasce a Genova nel 1999 in una famiglia di musicisti classici. Appassionato di rock, soprattutto classic rock, cantante e musicista. Pubblica il suo primo album nel 2018. Indirizzo e-mail rsechi99@gmail.com