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Alice Cooper, La storia di quella scandalosa copertina censurata

Alice Cooper è un esponente del così detto shock rock, ovvero le sue performance si basano sostanzialmente sullo shock da procurare al pubblico. Questa finalità viene raggiunta attraverso l’atmosfera che crea attraverso le sue canzoni ed anche con vari oggetti di scena come ghigliottine. Famosissimo è poi il suo boa, di cui si circonda spessissimo durante le sue esibizioni. Alice Cooper è quindi un artista che, alla stregua di Marilyn Manson ad esempio, ha sempre cercato di scandalizzare il pubblico e non solo. Non c’è quindi da stupirsi se una sua copertina venne censurata poiché suscitò scandalo, ma per un motivo davvero trascurabile rispetto al peggio che ha fatto il nostro scatenato rocker. Vediamo cosa avvenne.

Love it to death

Il terzo album di (o sarebbe meglio dire degli, visto che si tratta anche di una band) Alice Cooper fu sicuramente un grande successo anche per la componente innovativa che lo caratterizza rispetto ai lavori antecedenti. Infatti, prima di Love it to death gli Alice Cooper avevano nella loro musica una componente più psichedelica, che qui venne trascurata. I testi e i contenuti rimasero comunque estremamente inquietanti. Degno di nota è sicuramente Ballad of Dwight Fry, un brano che si avvicina al glam. Racconta di un pazzo sostanzialmente e per questo Alice Cooper lo esegue nei live con addosso una camicia di forza ed il suo classico trucco. Viene cantato anche nel film di Tim Burton Dark Shadows, dove Alice Cooper appare nei panni di se stesso e fa un concerto. Ma è I’m Eighteen il singolo più conosciuto dall’album ed anche uno dei più apprezzati della band in generale. Parla della crisi di un giovane ragazze che si sente vecchio, ma anche troppo insicuro. L’album ebbe una enorme influenza,I’m Eighteen in particolare ebbe diverse cover.

La copertina censurata

Di tutto ciò che si poteva rimproverare ad Alice Cooper, ecco che in questo album anziché notare qualsiasi altra cosa, ci si concentra sulla copertina. Fondamentalmente la copertina originale mostrava la band con trucco e capelli lunghi, mentre Cooper teneva un mantello attorno a sé con il pollice sporgente. Sostanzialmente questo gesto indicava una sorta di fallo esposto (di proposito naturalmente). Ciò portò la Warner Bros a censurarla. Infatti, la copertina fu coperta con strisce bianche e successivamente la foto fu ritoccata con vernice ed ecco che nacque la copertina che tutti conosciamo. Sicuramente Love it to death è uno degli album fondamentali per il genere heavy metal, quindi questa piccola censura per quanto banale ci interessa, considerato che si lega ad un pezzo di storia musicale così importante.

 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.