23 January, 2021, 10:59

Arctic Monkeys, La storia di Do I wanna know

Gli Arctic Monkeys sono una band rock britannica. Conosciuti per il loro logo che rappresenta una sorta di elettrocardiogramma. Sono stati tra i primi ad emergere proprio grazie ad Internet. Infatti, gli Arctic Monkeys furono tra i primi ad ottenere popolarità tramite il web grazie al loro account Myspace, grazie all’affetto di amici e ammiratori. La band è effettivamente molto amata e conosciuta dal grande pubblico anche grazie al fatto che le sue canzoni siano usate per molti media di intrattenimento, ad esempio nelle serie tv, come la serie britannica Peaky Blinders. Una delle canzoni più usate come colonna sonora è sicuramente Do I wanna know. Scopriamo la storia di questa canzone.

AM e Do I wanna know

Do I Wanna Know? è una canzone con vari elementi ed influenze diverse: indie rock, musica psichedelica, ma anche blues e rock classico. Il singolo, tratto dall’album AM è sicuramente il più rappresentativo del sound di questo lavoro. Il disco uscì nel 2013 e superò in un anno i due milioni di vendite. È uno dei più grandi successi degli Arctic Monkeys. Diverse canzoni si somigliano a vicenda nei riff e nel ritmo e in generale il disco è considerato molto equilibrato e un lavoro curatissimo che confermò quanto già la band aveva mostrato nei precedenti. Il primo singolo fu R u mine? dal contenuto e musica piuttosto simili a quelli di Do I wanna know. 

Il significato della canzone

Do I wanna know è il secondo singolo di AM. Si tratta di una delle canzoni più sensuali e suadenti degli Arctic Monkeys, in quanto sia per ritmo sia per contenuto cattura l’ascoltatore con una storia semplice, ma affascinante. Il protagonista è un ragazzo pervaso dal dubbio circa i sentimenti della donna che ama, ma non sembra voler uscire da questa condizione. Forse sapere veramente che cosa prova lei potrebbe ferirlo e fargli avere la certezza della sua solitudine. Il testo descrive come contorno e ambientazione la notte, cosa che si sviluppa nel ritornello con un controcanto dei cori.

(Do I wanna know?) If this feelin’ flows both ways?
(Sad to see you go) Was sorta hopin’ that you’d stay
(Baby, we both know) That the nights were mainly made
For sayin’ things that you can’t say tomorrow day.

La notte è fatta quindi per momenti speciali diversi rispetto a quelli del giorno, è per antonomasia un momento di grande libertà.  Nella vulnerabilità di un sentimento, allora, si mostra in toto il modo così delicato ma anche sensuale con cui la band ha sempre mostrato l’amore.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano", una raccolta di racconti dal titolo "Dipinti, brevi storie di fragilità" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (silviargento97@gmail.com)