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Beatles, quando la band decise di dire addio ai concerti

Nel corso degli anni, i concerti live hanno assunto un’importanza sempre crescente, fino a diventare essenziali per alcune band specifiche. È stato il caso, ad esempio, dei Metallica che, in passato, hanno scelto di non pubblicare album per diversi anni e di esibirsi solo davanti ai loro fan, senza produrre nulla di nuovo. Sembra quasi come se gli appassionati non possano fare a meno di vedere i loro idoli sul palco e siano disposti a spendere anche cifre ingenti. Tuttavia, nella storia della musica rock, è possibile riscontrare alcuni casi di profonda insofferenza ai concerti dal vivo. È la situazione vissuta verso la metà degli anni ’60 addirittura dai Beatles, letteralmente sommersi dal loro pubblico fino a decidere persino di allontanarsene in maniera definitiva.

Il fenomeno della Beatlemania

Nel corso degli anni, John LennonPaul McCartney e gli altri membri dei Beatles ebbero a che fare con un fenomeno di proporzioni enormi. Stiamo parlando della cosiddetta Beatlemania, che nel 1964 raggiunse il suo culmine assoluto. L’Ed Sullivan Show fu visto da 73 milioni di telespettatori e la band rock originaria di Liverpool decise di concedersi alla folla. L’evento risale al 15 agosto 1965 a New York, presso lo Shea Stadium. In quel caso, un’arena sportiva di enormi dimensioni fu interamente dedicata alla musica live. Gli spalti furono gremiti in ogni ordine di posto e furono raggiunti i 55 mila spettatori. Un vero e proprio record per quell’epoca, che sarebbe stato superato solo diversi decenni dopo. Tuttavia, un evento del genere avrebbe suscitato reazioni ben poco positive per i Beatles, soprattutto per quanto riguardava la loro carriera dal vivo.

La totale insofferenza dei Beatles verso i concerti dal vivo

Il primo aspetto poco gradito dalla band inglese riguardava l’esigenza di tenere sotto controllo i fans dello Shea tramite l’uso di amplificatori da solo 100 watt. Tali dispositivi erano poco performanti e gli spettatori sovrastavano il volume della musica. I Fab Four entrarono così in una situazione di profonda insofferenza, dalla quale non si sarebbero mai più ripresi. Più che la performance, era la loro presenza a suscitare l’autentica follia del pubblico, l’esaltazione assoluta delle masse, l’assembramento di folle oceaniche. Tutto ciò andava in aperto contrasto con le preferenze dei Beatles, che invece prediligevano la qualità della loro musica. John Lennon arrivò persino a definire i concerti della sua band come “dei maledetti riti tribali che non hanno più nulla a che fare con la musica”. Era solo il preludio ad una scelta radicale e definitiva.

Perché i Beatles decisero di lasciare le scene live

Fu così che il 29 agosto del 1966, i Fab Four decisero di dire addio ai palchi. L’ultimo concerto dal vivo si tenne a San Francisco, presso lo stadio di Candlestick Park. La band agì in questo modo non per un profondo senso di ribellione, e neanche per mostrare la propria natura anti-sistema. L’unico vero obiettivo era quello di mettere in evidenza il valore della musica. John, Paul, Ringo e George non volevano essere icone, ma solo musicisti capaci di realizzare successi musicali. In un’epoca caratterizzata dall’esclusività e dal desiderio di esserci a tutti i costi, ancora oggi ci si pone un serio dubbio su quanto gli spettatori di un concerto live siano presenti solo per ascoltare della buona musica, e non per farsi notare. I Beatles anticiparono questo dilemma e lo risolsero a modo loro.

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Giornalista pubblicista, blogger, articolista e copywriter, talvolta anche guardia giurata, diplomato al Liceo Linguistico. Appassionato di scrittura, sport, tecnologia e soprattutto musica. Rock'n'Roll prima di tutto, ma spazio tra vari generi e mi piace raccontarli a modo mio. (raffaele-sarnataro@libero.it)