Bruce Pavitt rivela qual è il più grande sogno di Kurt Cobain mai realizzato

Nell’aprile del 1994, nella depandance del garage della villa di Lake Washington Boulevard East di Seattle, venne trovato senza vita il corpo di Kurt Cobain. Deceduto all’età di 27 anni, raggiunse i suoi colleghi Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison nel nefasto club dei 27. Prima che l’indagine si chiudesse la polizia di Seattle sentenziò: suicidio. In effetti sembravano esserci tutti elementi per tale sentenza: l’arma del delitto, la lettera e un precedente tentativo di suicidio. Nonostante ciò, subito dopo la morte del cantante di Aberdeen, iniziarono a circolare voci circa un possibile omicidio.

La storia dei Nirvana ripercorsa dal produttore discografico Bruce Pavitt

A mettere sotto contratto i Nirvana (insieme a Mudhoney e Soundgarden) fu la leggendaria Sub Pop Records, guidata dal produttore discografico Bruce Pavitt. L’uomo, oggi 70 enne, in una recente intervista ha ripercorso la storia dei Nirvana, raccontando uno dei più grandi sogni di Kurt Cobain.

“All’epoca il mondo aveva fame di musica autentica, quella di Los Angeles era troppo artificiosa. Seattle invece aveva un’intensa scena musicale. La prima volta che incontrai Kurt, insieme alla sua compagna Tracy, mi diede subito l’impressione di un ragazzo introverso e silenzioso. Quando poi ascoltai il provino della sua band capì sin da subito che la sua voce aveva qualcosa di diverso, di speciale: raccontava più delle parole stesse.”

Quella volta che Kurt Cobain immaginò di poter suonare al Colosseo

Il produttore discografico, poi, si è soffermato in particolare sulla parentesi dei Nirvana a Roma del 1989, in cui Kurt era ad un passo dal lasciare la band. “Nel 1989 i Nirvana viaggiavano in nove su un furgone Fiat con strumenti e merchandising e, dopo un mese di concerti alle spalle, Kurt crollò. Era il 27 novembre e Kurt ebbe un esaurimento nervoso al Piper Club di Roma: distrusse chitarra e microfono e minacciò di lasciare la band. Era davvero a pezzi, così gli consigliai di prendersi due giorni di vacanza.” E, grazie a quella giornata a Roma in totale relax, l’umore di Kurt cambiò completamente: “Quel giorno fu incredibile: visitammo la Cappella Sistina e il Colosseo. Kurt comprò perfino una chitarra. Il suo umore cambiò completamente.” Ha spiegato Bruce Pavitt, aggiungendo: “Ad un tratto iniziò a fantasticare, immaginando di poter suonare insieme ai suoi Nirvana nel Colosseo… è stato un momento davvero emozionante.”

Certo Kurt Cobain era un uomo piuttosto riservato ed introverso: non voleva vendersi, restando sempre fedele al suo animo grunge. Sognava, però, anche di poter condividere le sue canzoni con tutti, rendendo la sua musica immortale. “Dopo il suo suicidio di Kurt mi licenziai. -Ha confessato infine Bruce- “Decisi di cambiare mestiere. La pressione, talvolta, può schiacciare completamente un’artista e portarlo a compiere gesti estremi.”

E voi, riuscireste ad immaginare uno spettacolo dei Nirvana nella bellissima cornice, romantica e suggestiva, del Colosseo?

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)