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Bruce Springsteen: “ecco quali sono i brani più rappresentativi della mia carriera”

Bruce Frederick Joseph Springsteen, meglio conosciuto come il Boss, è uno degli artisti più rappresentativi della scena rock. Tra i suoi album di maggior spessore si annoverano: Born to Run, Darkness on the Edge of Town, The River e ovviamente l’iconico Born in the USA.

Bruce Springsteen e i brani più rappresentativi della sua carriera

Bruce Springsteen, in un’intervista risalente al 2014, ha parlato della sua lunga e prolifica carriera, indicando poi i suoi 5 brani preferiti in assoluto. E, come potete immaginare, non è stato affatto un compito semplice:

“Beh, devo ammettere che è piuttosto difficile”ha spiegato Bruce Springsteen al conduttore del The Late Show Stephen Colbert, aggiungendo: “In cima a questa speciale classifica metto Born To Run. Poi The Rising, che è davvero un’ottima canzone. Thunder Road è bellissima, la suoniamo regolarmente. Ah e poi Nebraska.”

Per la quinta e ultima scelta, Springsteen, si è poi consultato con il pubblico che ha votato prima per ‘Jungleland’, per poi sostituirlo con ‘Racing In The Street’.

Born in the U.S.A, l’inno di un’intera generazione

Bruce Frederick Joseph Springsteen, pilastro della musica rock,è riuscito a scalare le classiche mondiali e raggiungere il successo grazie a perle come Born in the U.S.A, Dancing in the Dark, Born To Run, Brilliant Disguise e, ovviamente, anche grazie ai pezzi citati dallo stesso autore.

Fa un certo effetto, però, notare che Springsteen in questa sua singolare classifica non abbia inserito Born In The U.S.A., il vero e proprio cavallo di battaglia del Boss.

Il pezzo, incluso come prima traccia dell’omonimo album, è stato ideato originariamente nel 1981 per un film che Paul Shrader aveva intenzione di dirigere: Born in the USA, modificato poi in “Light Of Day”. Bruce Springsteen, a sua volta, per il brano penso inizialmente ad un altro titolo: Vietnam. L’artista, infatti, riverso in quella sua canzone tutto il suo malessere e tutte le conseguenze negative della guerra in Vietnam. Il pezzo realizzato per il regista, alla fine, risultò così ben riuscito che il Boss decise di inserirlo nel suo nuovo lavoro discografico, modificando definitivamente il nome in “Born in the U.S.A”. Il resto è storia.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)