gtag('config', 'UA-102787715-1');

Celebration Day: la storia dell’ultimo grande concerto dei Led Zeppelin

La storia inizia il 10 giugno del 2007, quando Jimmy Page, Robert Plant e John Paul jones si riuniscono in studio per suonare ancora una volta insieme. I Led Zeppelin non suonavano insieme dal 1995, anno in cui la band si esibì eseguendo quattro canzoni per la loro introduzione nella Rock & Roll Hall Of Fame. 12 anni dopo, però, la posta in gioco sembra essere molto più alta. I Led Zeppelin devono ritrovare la loro forza, la passione che li accomunava e il desiderio di dominare le platee, in occasione del Celebration Day. Il loro primo, vero ed unico concerto dopo la morte di John Bonham nel 1980.

I Led Zeppelin si incontrano segretamente, da qualche parte nel Regno Unito. Nel corso delle interviste rilasciate in quel periodo per promuovere il concerto, la band non lascia trapelare niente; spiegando che si tratti di un evento benefico che si sarebbe svolto il 10 dicembre del 2007 alla O2 Arena di Londra. Il Celebration Day, sarebbe stato organizzato in onore di Ahmet Ertegun, il fondatore dell’Atlantic Records. I tre Zeppelin hanno più volte affermato di non ricordare il giorno del loro incontro o cosa abbiano suonato. Page spiega di non capire come sia nata l’idea di riunire il gruppo per omaggiare il mentore dei Led Zeppelin negli anni della Atlantic. Page, Plant e Jones, però, si sono trovati d’accordo nel valutare l’importanza di ritrovarsi a suonare insieme dopo tanti anni, definendola un’esperienza molto emozionante.

La sinergia ritrovata dal gruppo è stata istantanea. Il concerto avrebbe dovuto tenersi il 26 novembre, ma Jimmy Page è stato costretto ad un breve periodo di convalescenza a causa di un incidente che l’ha costretto a steccare il mignolo. Robert Plant ricorda i sorrisi, la laboriosità del gruppo all’opera per dare il meglio di sé in occasione di un evento tanto importante quanto il Celebration Day e, soprattutto, la catarsi con la quale i Led Zeppelin si sono ritrovati. Jason Bonham, figlio del batterista John, definisce il giorno delle prove come una svolta. Il momento in cui i Led Zeppelin sono tornati ad esistere. “Non credo loro lo ricordino, ma avevo un nodo in gola, ero seduto al posto di mio padre. È stata un’emozione molto forte”. I restanti membri della band erano scettici all’inizio. Non credevano che avrebbero ottenuto risultati tanto buoni nel corso di una sola prova.

La sinergia con cui i Led Zeppelin hanno affrontato il Celebration Day

Le aspettative del gruppo in vista del Celebration Day sono altissime. I Led Zeppelin provano incessantemente, l’entusiasmo è alle stelle. Jimmy Page abbatte la criticità del suo sguardo su ogni aspetto celato dietro le infinite sfumature dei brani del gruppo. La ferocia con cui Robert Plant affrontava le sue performance in passato lascia il posto ad un elevato pragmatismo dai caratteri riflessivi. Le prime sessioni in studio si svolgono in un clima sacrale e rispettoso.

Il sorriso di John Paul Jones misto al suo sguardo vispo e attento, lascia che la band comprenda di essere tornata esplodendo in un abbraccio nostalgico nell’attesa di un tempo migliore nel quale potersi definitivamente rinnovare. Jason Bonham conosce a memoria ogni bootleg, out-take e disco dei Led Zeppelin. La sua memoria si estende oltre quella degli esecutori dei brani stessi. Il figlio dello storico batterista degli Zep sembra essere la chiave di Volta del loro ritorno. Jason vuole onorare suo padre, ricordare ciò che di buono, egli ha fatto per lui. Jason Bonham è stato l’unico batterista a suonare nei Led Zeppelin negli anni ’70 oltre suo padre.

Bohnam ricorda bene quel momento: “Avevo circa  tredici anni, ero teso alle stelle. Dovevo suonare Trampled Under Foot. Chiesi a papà se l’assolo di batteria sarebbe dovuto essere più lungo di quello del disco e lui mi rispose di si e che avrei dovuto aspettare il segnale di Jimmy per cominciare. Da piccolo pensavo di essere l’unico batterista degno di prendere il posto di mio padre. Oggi, con assoluto rispetto, voglio solo onorare la sua memoria e restituirgli i 27 anni che, purtroppo, non ha potuto darmi. Accadrà tutto in una sera e, nonostante, forse, gli altri potranno non dare molto conto al passato, il mio obiettivo principale è tenere alta la memoria di mio padre lasciando che la sua stella riviva attraverso me per una sola notte”.

 

 

 

 

Share

Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)