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Cinque album fallimentari diventati delle pietre miliari del rock

La storia del rock ha dimostrato che, per quanto si possa pensare a tutti quelli che sono gli elementi per cercare di creare una grandissimo capolavoro o successo di grandissimo livello, il tutto deve sempre rapportarsi a quella che è la dinamica dei fan e dell’ascolto che avverrà circa un determinato prodotto. In tantissime occasioni artisti, band e case discografiche pensavamo di andare incontro ad un grandissimo fallimento, salvo poi rapportarsi ad una realtà completamente differente che ha apprezzato un prodotto discografico facendo sì che diventasse un vero e proprio successo. Nell’ambito di questo articolo vogliamo parlare di quei prodotti e di quegli album fallimentari che sono poi diventati delle vere e proprie pietre miliari del rock, per quanto non siano nati nei migliori auspici o non abbiano ottenuto inizialmente un grandissimo successo.

Killing Is My Business… And Business Is Good!

Il primo album che decidiamo all’interno di questa classifica è anche il primo album in studio pubblicato dalla band metal statunitense dei Megadeth, pubblicato nel giugno del 1985. L’album si originò da quel fallimento che Dave Mustaine aveva subito nei Metallica, dai quali viene licenziato per questioni personali con i membri fondatori James Hetfield e Lars Ulrich. Nell’ambito della realizzazione del primo album in studio, la casa produttrice dell’album mise a disposizione soltanto $8000, una cifra ritenuta troppo bassa da Mustaine è ridotta a 4000 a causa di altri problemi della formazione stessa.

Il budget ridottissimo fece pensare ad un album che dovesse essere pubblicato nel modo migliore possibile, nonostante andasse incontro ad un fallimento scritto. La storia, però, ha dimostrato che il primo album in studio dei Megadeth è diventato una vera e propria pietra miliare del rock e che la band stessa è considerabile come una delle più celebri nel panorama del metal, nonostante il fallimento annunciato.

The Velvet Underground & Nico

Che fossero stati problemi di natura discografica, derivanti da quel complesso meccanismo che Andy Warhol fece inserire sulla copertina del primo album in studio dei Velvet Underground o, semplicemente, per una volontà di sperimentazione e ricerca musicale che all’epoca non era ancora capita, il primo album in studio dei Velvet Underground, che vede la collaborazione della bassista Nico, fu un vero e proprio fallimento in termini di vendite e rapporto con il pubblico. Paradossalmente, però, l’album è riuscito ad ottenere un successo crescente negli anni e a diventare una vera e propria pietra miliare del rock.

The Clash

Il primo album in studio dei Clash, l’omonimo prodotto discografico pubblicato il 8 aprile del 1977 nel Regno Unito e soltanto due anni dopo negli Stati Uniti, fu originato da quella voglia di creare un prodotto artistico che fosse ispirato al grandissimo successo dei Sex Pistols, pvviamente con una cura strumentale e un talento dei singoli membri che poteva essere sentito come maggiore. Tuttavia, l’album fu influenzato dalle dinamiche di pubblicazione che resero il prodotto di ben poco successo, soprattutto tra gli addetti ai lavori. Soltanto con la pubblicazione negli Stati Uniti, nel 1979, il primo album in studio dei Clash otterrà tutto il successo che merita.

The Man Who Sold The World

Cambiando notevolmente stile e genere, prendiamo in considerazione l’album The Man Who Sold the World, pubblicato da David Bowie nel 1970 e nel 1971. Si tratta di un album che ha ottenuto pochissimo successo, soprattutto inizialmente, tanto da non permettere la pubblicazione di un singolo adiacente al prodotto discografico stesso.

Per quanto l’accoglienza iniziale fu piuttosto debole è determinato da quello che potrebbe essere definibile come un fallimento, il disco riuscì a ottenere un meritato riconoscimento soltanto negli anni, anche grazie a quella cover realizzata da Cobain che rese la title track dell’album molto amata e conosciuta tra i fan del rock. Lo stesso Cobain ha dichiarato che l’album in questione è il suo preferito di tutti i tempi.

Bleach

Chiudiamo questa nostra classifica, anche in analogia con l’album precedentemente preso in considerazione, con l’esordio discografico dei Nirvana, caratterizzato dalla pubblicazione di Bleach. L’album, pubblicato nel 1989, falli l’entrata in classifica negli Stati Uniti, pur ottenendo delle recensioni positive da parte della critica. In effetti, la portata della band statunitense non era incredibilmente elevata e, anche nell’ambito della pubblicazione del secondo album in studio, la casa discografica aveva in progetto un numero di copie vendute certamente basso, credendo che i Nirvana non potessero rappresentare al meglio la produzione dell’album stessa. In realtà, con il successo mondiale di Nevermind, anche Bleach di riflesso è diventato un album amatissimo e dal grandissimo successo negli anni.

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.