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Come i Pearl Jam hanno salvato il rock

In un momento particolarmente difficile per l’umanità, per la società e la socialità in generale, è fondamentale prendere in esame tutti i possibili accorgimenti che siano in grado di determinare un grande cambiamento, dal punto di vista culturale e non solo. La grande tragedia che deriva dal Coronavirus non è soltanto sanitaria o economica, ma rischia di essere anche sociale: l’interruzione dei rapporti, quel flebile bilico che caratterizza la convivenza forzata, il sempre più forte disinteresse verso le cose potrebbero essere tutte naturali conseguenze di un periodo oggettivamente difficile. Ma se la musica è passata alla storia anche come evasione, ecco che i Pearl Jam hanno offerto tutti i presupposti per creare, attraverso il loro ultimo album in studio – Gigaton -, quella àncora di salvataggio per il rock. Vogliamo parlarvene nel dettaglio.

La pubblicazione di Gigaton e il “conservatorismo artistico” dei Pearl Jam

Partiamo dal semplice presupposto secondo cui Gigaton possa essere considerato come ancora di salvezza per un genere – come quello rock – che nell’età contemporanea soffre e arranca, tra estimatori e chi, invece, lo bolla come ormai finito. Il genere musicale che ha fatto la storia nel secondo scorso avrebbe ed ha, lo dimostrano i Pearl Jam, ancora tanto da chiedere a se stesso e, soprattutto, ancora tantissimo da offrire.

Ma perchè c’era bisogno di un prodotto come Gigaton per parlare di rock salvato? Semplicemente e nella sua semplicità, l’album della formazione guidata da Eddie Vedder esprime tutti quei contenuti, artistici e concettuali, di cui il rock stesso aveva bisogno. Un album di 12 tracce (mai così lunghi i prodotti della formazione) che esprimono, attraverso i loro contenuti, tutta quella voglia di “conservatorismo artistico” che quasi si mostra come antitetico rispetto a quella volontà dominante di cedere alla sperimentazione artistica, alla new wave, al nuovo modo di pensare e realizzare la musica. Gigaton è un prodotto semplice, e semplicemente ribadisce quanto il rock sia importante e coraggioso anche in un’epoca che lo definisce come finito, come non più valido.

Volendo guardare alle singole tracce, si scorgono tutte le caratteristiche di questo discorso: “Dance Of The Clairvoyants” è il prodotto forse più sovversivo rispetto alla realtà del’album, dominato da un rock più puro; “Quick Escape”, invece, con i suoi riferimenti artistici a Queen, Freddie Mercury e Led Zeppelin è il collante di cui l’album ha bisogno e di cui giova nella sua natura rock; e ancora “Never Destination” sembra riportare a quelle atmosfere dei Who che universalmente sono riconosciuti come il pilastro di un genere mai estinto davvero. Che cosa emerge da tutto ciò? Sicuramente che la nostalgia, se affiancata ad una volontà di riproposizione di contenuti, può essere edificante, positiva, addirittura costruttiva. E così dicasi anche di quell’atteggiamento conservatorista della formazione che, non cedendo mai al nuovo modo di fare e intendere la musica, ha realizzato un piccolo ma significativo capolavoro.

Tracklist di Gigaton

Di seguito, è riportata la tracklist di Gigaton, l’ultimo e significativo album in studio dei Pearl Jam:

1. Who Ever Said
2. Superblood Wolfmoon
3. Dance of the Clairvoyants
4. Quick Escape
5. Alright
6. Seven O’clock
7. Never Destination
8. Take The Long Way
9. Buckle Up
10. Comes Then Goes
11. Retrograde
12. River Cross

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Studente e amante del rock 'n' roll in tutte le sue definizioni. Esperto articolista specializzato in diverse testate di attualità e news. Abile nello spaziare - nell'ambito del rock - tra notizie di attualità, curiosità e aneddoti (riguardanti band, artisti, album o singole canzoni) fino a classifiche di vario genere.