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Come i Pink Floyd hanno influenzato la cultura punk

Il punk rock, o meglio ancora punk, è un movimento caratteristico degli anni settanta e derivante da forme musicali precedenti. E, oggi, andremo a scoprire il filo conduttore che lega i Pink Floyd al punk.

I Pink Floyd nella cultura punk

Questa subcultura si identifica in un rifiuto dei modelli precostituiti, in un’opposizione tenace all’ambiente borghese d’origine o in una critica feroce alla società. E, per qualche strano motivo, si è diffusa la leggenda che il punk e i Pink Floyd viaggiassero su due rette parallele, senza mai incontrarsi. E, ad alimentare questa tesi, ci pensò proprio Johnny Rotten con la sua iconica maglietta con su scritto “I Hate Pink Floyd”.

Innanzitutto vogliamo chiarire subito una cosa: no, Johnny Rotten non odiava veramente i Pink Floyd. Durante un’intervista, infatti, la voce dei Sex Pistols ammise senza vergogna che non aveva nulla contro la formazione britannica e che, a dir la verità, aveva apprezzato molto l’album “The Dark Side Of The Moon”. Durante l’intervista poi, specificò: “era solo uno scherzo, un modo per dire “hey siamo noi i più grandi e non c’è spazio per gli altri.” E, alla fine, con molta diplomazia se ne uscì con: “Non era manco mia la maglietta, non ricordo nemmeno chi me la diede. Ad ogni modo la questione è stata interpretata in malo modo e la stampa ci ha giocato molto su questa cosa.”

Come i Pink Floyd hanno influenzato la cultura punk

Alla fine, indagando, si scopre che i Pink Floyd hanno avuto un’influenza non indifferente nella storia del punk. Innanzitutto i Sex Pistols volevano far produrre il loro album di debutto a Syd Barrett: quando però si accorsero dei continui problemi di Syd e delle innumerevoli complicazioni,  scartarono l’idea a priori.

E, come potremmo trascurare il fatto che Nick Mason, batterista dei Pink Floyd, abbia prodotto il secondo album in studio del gruppo punk rock dei The Damned. Furono in molti, quindi, a provare ad unire lo stile classico del punk (attraverso la famosa “filosofia del brutto” che tanto inorridiva la società borghese e perbenista), alle tematiche sopraffine e intellettuali proposte da Roger Waters e soci, in quello che potremmo definire un “punk floyd”.

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)