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Come il sound di Seattle ha rivoluzionato completamente il concetto di musica

Seattle è una città portuale situata sulla costa occidentale degli Stati Uniti ed è, senza ombra di dubbio, una delle città simbolo della cultura grunge e, più in generale, patria di band e artisti del panorama mondiale. ‘La città di smeraldo’, rinominata così per via dei suoi lussureggianti paesaggi verdi, è stata a lungo uno dei simboli della cultura statunitense, una cultura fatta di musica innovativa e arte provocatoria.

Seattle tra musica innovativa e arte provocatoria

Ricordata per aver dato i natali ad iconici artisti come Jimi Hendrix (uno dei più grandi chitarristi che la musica abbia mai conosciuto), Chris Cornell (leggendario frontman dei Soundgarden morto il 18 maggio del 2017) e Duff McKagan (attuale bassista della band americana dei Guns N’Roses), Seattle non era fatta di solo grunge ed alternative rock, ma anche di tanto tanto jazz. Dal 1918 al 1951, il capoluogo della contea di King, ospitò infatti oltre due dozzine di locali jazz: qui, inoltre, si svilupparono le carriere di alcuni grandi musicisti jazz e blues come: Ray Charles, Quincy Jones, Ernestine Anderson e tanti altri ancora.

In questa città, in particolar modo, si sviluppò un genere che per un motivo o per un altro ha cambiato radicalmente la storia della musica: il grunge. Questo genere, nonostante abbia avuto un seguito relativamente breve rispetto a tutti gli altri discendenti dal rock, ha avuto un impatto sociale-culturale-artistico non indifferente nella storia della musica e degli Stati Uniti. Rappresentato da alcuni grandi gruppi come i Nirvana, i Soundgarden, i Mudhoney, Alice in Chains, i Pearl Jam, i Green River, i Melvins, gli Screaming Trees, gli Stone Temple Pilots, il grunge si diffuse in particolar modo a Seattle che, all’epoca, faceva da bacino a tutta una serie di band di estrazione diversa.

L’enorme contributo della Sub Pop Records e del produttore discografico Bruce Pavitt

Il genere grunge iniziò a diffondersi in tutti gli Stati Uniti grazie soprattutto alla longa manus della Sub Pop Records e del produttore discografico Bruce Pavitt, che gestiva band come i Nirvana, i Soundgarden e i Mudhoney.

“Ricordo ancora che all’epoca le persone avevano fame di musica vera, musica seria e non quella roba artificiosa della città di Los Angeles.” Ricordò durante un’intervista il produttore discografico Price Pavitt, aggiungendo: “A Seattle, invece, c’era tutto ciò che chiedevano: un’intensa scena musicale e band che si sostenessero a vicenda. Certo, la città era piccola, ma era una comunità di persone divertenti, solari, piene di vita e soprattutto molto solidali gli uni con gli altri.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)