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Billie Joe Armstrong: “il nuovo album non parlerà di Donald Trump”

Nonostante l’impegno politico manifestato attraverso una costante indignazione nei confronti del panorama presidenziale attuale negli Stati Uniti, nel corso di una recente intervista per la nota rivista Kerrang!, il frontman dei Green Day, Billie Joe Armstrong, ha rivelato che il prossimo album, in uscita il 7 febbraio del 2020, “Father Of All Motherfuckers”, non verterà principalmente su tematiche a sfondo politico in senso stretto e che, non è assolutamente ispirato all’attuale Presidente americano, Donald Trump. “Il prossimo album è il frutto di un processo empatico. Rappresenta quella sensazione di instabilità, come se non avessi più il controllo del tuo corpo”.

In questo modo, Billie Joe Armstrong ha definito gli snodi compositivi con i quali ha scritto i testi delle prossime canzoni che verranno proposte dall’iconica band Pop Punk. “Il disco, disegna il quadro della situazione per me e per le tante persone che si sentono disperate. Intendo, in quel senso emozionale ed empatico. Alcune persone in America hanno affrontato vere catastrofi. Gli americani stanno perdendo il lavoro, le fabbriche stanno chiudendo”.

Billie Joe Armstrong, ha tenuto a specificare il fatto che, nonostante Revolution Radio fosse stato rilasciato appena un mese prima delle elezioni presidenziali che hanno visto la vittoria di Donald Trump, l‘8 novembre, il fatto non ha per niente ispirato il suo modo di scrivere i testi che, si limitavano a riflettere il clima politico che si respirava in quel periodo. “Voglio dire, non riuscirei a trovare l’ispirazione pensando al Presidente degli Stati Uniti d’America. Perché è una persona così… Vuota. Donald Trump mi da la diarrea – ha aggiunto Armstrong ridendo – Non ho intenzione di scrivere canzoni su di lui!”.

Billie Joe Armstrong ha paura per i giovani

Dopo aver chiarito la sua posizione in merito all’album, Billie Joe Armstrong ha dichiarato che alcune delle nuove canzoni si riferiscono alle divisioni politiche che, l’insediamento del Partito Repubblicano di Donald Trump, avrebbe potuto creare. Il frontman dei Green Day ha spiegato: “Father Of All Motherfuckers si concentra sul sentimento di terrore che l’ideologia di polarizzazione in cui viviamo ora sta infondendo nelle persone.Che si tratti di bambini che vengono uccisi nelle scuole o crisi economica. Credo che l’America stia vivendo la cosa che più si avvicina al fascismo che abbia mai visto”.

“Si tratta del tentativo di mostrare vicinanza alle persone più disastrate, provando a interpretare la loro posizione. Credo sia solo un brutto periodo. Quand’ero bambino, i miei genitori avevano sei figli. Mio padre era un camionista e mia madre faceva la cameriera. Eppure riuscirono a comprare casa in California, negli anni ’70, con altri cinque bambini da mantenere. Ad oggi, sarebbe oggettivamente impossibile anche solo pensare ad una cosa del genere in California, così come nel resto del mondo globalizzato. Questa cosa mi spaventa molto. Non so cosa potrà accadere in futuro e questo mi terrorizza. Immagina, le nuove generazioni che provano a comprare casa o, tentare almeno di avere qualcosa che possano definire tale. Tutti prima o poi vengono cacciati di casa”.

Il cantante e chitarrista dei Green Day ha, infine, concluso la sua intervista spiegando i motivi che si nascondono dietro la brevità dei nuovi brani dell’album. “Ho semplicemente deciso che le canzoni lunghe non mi piacciono” , ha detto. La band presenterà Father Of All Motherfuckers dal vivo anche in Italia, in occasione dell’ Hella Mega Tour. Billie Joe Armstrong, Tré Cool e Mike Dirnt calcheranno i palchi dell’ Ippodromo SNAI di Milano e della Visarno Arena di Firenze insieme agli Weezer rispettivamente il 10 e l’11 giugno del 2020.

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)