Documentari musicali da vedere: “Kurt Cobain: Montage of Heck”

Negli ultimi anni, e con risultati sempre migliori, il cinema e la musica hanno trovato un terreno comune nel quale far convergere due delle migliori espressioni artistiche mai ideate dall’uomo: il documentario musicale. Presentandosi come genere ibrido, non solo permette di ascoltare la musica di un cantate o di un gruppo, ma anche di percorrerne le parabole di vita e carriera, attraverso la testimonianza visiva di concerti live, interviste e curiosità. In questo modo l’arte si fa più immediata, e di conseguenza familiare e intima.

Con questa consapevolezza Brett Morgen ha girato nel 2015, “Kurt Cobain: Montage of Heck”, un film documentario sul defunto cantante dei Nirvana, attingendo a video, diari e materiale inedito. Il titolo dell’opera ha origine da un collage musicale che lo stesso Cobain realizzò nel 1988 con un registratore a cassette. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, non ha avuto una larga distribuzione nei cinema, tanto che in Italia è stato proiettato per soli due giorni, il 28 e il 29 Aprile del 2015. E’ tuttavia possibile reperirlo e guardarlo in rete, e questo articolo nasce appositamente con l’intenzione di consigliarlo a tutti gli amanti dei Nirvana, della musica in genere e a chi volesse semplicemente estendere la propria cultura musicale e cinematografica.

Il progetto di Morgen era in cantiere già dal 2007, su proposta della vedova di Cobain, Courtney Love, ed essendo l’unico documentario ufficiale in cui compaiono i familiari del cantante, presenta materiale attinto direttamente dall’archivio personale del leader dei Nirvana. A video di concerti live della band, si alternano brani inediti, filmati amatoriali (del periodo in cui, ad esempio, Kurt e Courtney aspettavano la loro prima figlia e combattevano la dipendenza dalle droghe), registrazioni di interviste e telefonate personali, fotografie e giornali, testi di canzoni e poesie romantiche scritte per la Love, disegni grotteschi e sinistramente ambigui (come la copertina di “Incesticide”) partoriti direttamente dalla mente di Cobain. La novità di questo lavoro, e ciò che lo rende interessante e artisticamente bello da guardare come prodotto cinematografico, sono le ricostruzioni realizzate sotto forma di cartone animato da Stefan Nadelman e Hisko Hulsing. Così possiamo “vedere” Kurt da bambino assieme ai genitori, o da ragazzo mentre suona a casa della sua prima fidanzata, o intento a scrivere i testi delle proprie canzoni.

L’accoglienza al documentario è stata prevalentemente positiva ed entusiasta, soprattutto perché, come sottolineato all’inizio, permette di entrare in contatto con la dimensione umana e intima di una figura che altrimenti rimarrebbe ammantata da un alone di leggenda. Molti critici e giornalisti non hanno mancato di evidenziare come questo lavoro sia il ritratto più fedele e sincero mai realizzato su Cobain. Egli ci viene mostrato durante l’infanzia attraverso i video amatoriali dei suoi compleanni, poi da adolescente problematico senza punti di riferimento e infine come un adulto, idolatrato sì da un’intera generazione che in lui si rispecchiava, ma totalmente in conflitto con se stesso e con i propri demoni interiori. Sullo schermo non si vede (non soltanto) il mito dei Nirvana, ma un essere umano fragile e reale, e forse, da questa prospettiva, la sua caduta e la sua fine appaiono più vicine e quanto mai dolorose.

 

 

Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.