18 January, 2021, 00:41

Dream Theater, Il significato di The silent man

I Dream Theater sono tra le principali band della scena progressive metal. Vennero fondati a Boston nel 1985 da John Petrucci, John Myung e Mike Portnoy. I vari componenti della band hanno ricevuto diversi riconoscimenti per il loro straordinario talento musicale. Al grande talento nella composizione delle musiche, hanno sempre unito una grande capacità lirica. Uno dei loro brani più semplici è probabilmente The silent man, che a differenza di altri lavori elaborati, vanta semplicemente una chitarra, essendo una ballata acustica con davvero poche percussioni. Malgrado la sua semplicità, è un brano che merita molto. Ma qual è il suo significato?

L’album Awake

La canzone è tratta da Awake. Questo album è noto per essere l’ultimo in cui i Dream Theater lavorarono insieme al tastierista Kevin Moore, che abbandonò il gruppo poco dopo aver finito di registrarlo. Rispetto all’album precedente e soprattutto se consideriamo il successivo, Awake è un disco soprattutto heavy metal. I brani sono originali e molto cupi, lontani dal mainstream. Il brano che ebbe maggiore successo fu sicuramente Lie, primo singolo estratto dall’album. Come rivela il titolo, sostanzialmente parla di bugie e tradimenti in senso generico. Tuttavia, Mike Portnoy ha spiegato che in realtà riguarda proprio il desiderio di Kevin Moore di abbandonare la band. Riflette quindi sostanzialmente un periodo molto particolare per i Dream Theater, che si trovarono a pubblicare oltretutto un album nel pieno dell’esplosione grunge. Anche per questo Awake non riscosse inizialmente un grande successo, ma è sicuramente una grande prova del talento della band.

The silent man

The silent man è il secondo estratto dall’album ed è in un certo senso totalmente diverso. James LaBrie ha spiegato che il riferimento al silenzio nel titolo è un’analisi dei rapporti umani messi in difficoltà dalla mancanza di comunicazione, ad esempio tra un padre e un figlio. È come se non si riuscisse davvero a comprendere l’altro, come se ognuno di noi si trovasse solo dentro se stesso e mai aperto nei confronti di qualcun altro. LaBrie l’ha paragonata a Voices, altra traccia del disco. È stata scritta da John Petrucci, così come The silent man, usando paragoni e metafore religiose per parlare di un tema molto complesso: la malattia mentale. Anche in questo caso una sensazione molto complessa viene definita con diverse metafore. Si passa dalla maschera, evidente allegoria della mancanza di verità è di comunicazione, fino a fare di questa figura, di questo uomo silenzioso, quasi un’ombra, una figura spaventosa che avvolge la nostra vita.

 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano", una raccolta di racconti dal titolo "Dipinti, brevi storie di fragilità" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (silviargento97@gmail.com)