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Fabrizio De André, Il significato di Un matto

Fabrizio De André pubblicò Non al denaro non all’amore né al cielo nel 1971, è il quinto album d’inediti che registrò ed uno dei suoi concept album più amati. Come sappiamo tutti, è un disco ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Questa antologia piacque moltissimo a De André in giovane età e quindi ispirò ogni canzone ad un componimento dell’opera raccolta da Masters. Uno dei testi più importanti e amati sicuramente è Un matto, che Fabrizio De André scrisse con profonda coerenza poetica: riflette ancora una volta la sua sensibilità ed il suo interesse per gli emarginati. Infatti, tratta di un uomo che viene considerato lo “scemo del villaggio”.

Frank Drummer

Nell’Antologia di Spoon River c’è un personaggio di nome Frank Drummer che viene internato in un manicomio ed è considerato pazzo. In realtà non ha una vera e propria malattia mentale, semplicemente non è in grado di comunicare ciò che prova con il linguaggio parlato da tutti. Chiaramente, la follia di questo componimento è una metafora della discriminazione della società ed il protagonista rappresenta probabilmente un poeta, un uomo alla ricerca delle parole giuste che però non le trova. In tal senso, possiamo rivedere molto di Fabrizio De André in Un matto, la canzone che si ispira a questa poesia. Come ricorda Lucio Dalla, De André ha definito per primo cosa significa essere un cantautore, con una responsabilità civile e morale di dire certe cose ed in un certo modo.

Un matto di Fabrizio De André

Così l’incipit della canzone ci suggerisce un’ispirazione che l’ha resa amata e famosa:

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
E non riesci ad esprimerlo con le parole
[…]
E neppure la notte ti lascia da solo
Gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.

Addirittura si palesa una volontà da parte del protagonista di sognare degli altri nel senso di appartenere a loro narrando probabilmente ciò che fanno. Il matto è un emarginato che in realtà forse ha una comprensione maggiore della realtà. In una pirandelliana figura, quindi, si pone come primo e vero vincitore della vita. In una società egoista che pensa solamente a se stessa, il matto riesce comunque essendo se stesso a trionfare. Nell’intervista che gli fece Fernanda Pivano, De André spiegò:

Un matto parlava di uno scemo del villaggio, uno di quei personaggi sui quali la gente scarica, con ignobile ironia, le proprie frustrazioni. E per invidia degli altri si studiò a memoria la Treccani, fu chiuso in manicomio.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.