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Fabrizio De André, Quell’intervista rimasta inedita per 31 anni

Fabrizio De André oltre ad essere stato un grande artista, ha sempre affascinato il pubblico anche come persona. Sempre molto brillante durante le sue dichiarazioni, le sue interviste sono fonte di curiosità per fan e non. Diverse volte le sue affermazioni sono estrapolate e riportate per il loro acume. Non tutti sanno che esiste un’intervista che è rimasta inedita per ben 31 anni, finché non è uscita nel volume 22 di Vinile, pubblicato sia in digitale sia disponibile in edicola. Tale volume è dedicato alla vita del cantautore genovese ed alle sue canzoni. Attualmente il cartaceo non è facilmente reperibile, mentre per quanto riguarda il digitale, lo si trova facilmente sul sito. Non è possibile leggere altrimenti una versione integrale.

L’intervista sul disco Rimini

Questa intervista a Fabrizio De André fu realizzata da Roberto Manfredi, che per l’occasione ha deciso di renderla disponibile. Infatti, De André propose a Manfredi di fargli questa intervista sul suo allora appena uscito album Rimini, poiché la casa discografica voleva promuoverlo in radio in questo modo. Quindi, il tema principale dell’intervista è l’album. De André osserva come rappresenti effettivamente una novità nella sua produzione, in cui c’è molto più di sé, molta autoironia e soprattutto una maggiore attenzione alla musica. L’album era frutto di una collaborazione con Massimo Bubola in cui vi erano aspetti ed influenze lontane dal solito genere di Fabrizio De André. Come sappiamo, infatti, con Rimini il cantautore si avvicina maggiormente al folk. Invece, nei temi rimane molto vicini ai precedenti lavori, ad esempio con i personaggi, ma con una maggiore autoironia e consapevolezza.

L’impatto del disco Rimini

Nel leggere l’intervista, possiamo comprendere l’importanza che il disco Rimini ebbe per il cantautore. All’interno sono presenti alcuni tra i brani più intensi, esempio lampante è Andrea. Una storia d’amore omosessuale sullo sfondo della distruzione portata dalla guerra, che De André spiega vuole mostrare come non vergognarsi mai di essere se stessi. Poi Sally, che continua sul tema degli emarginati e dei miseri.

Mia madre mi disse “non devi giocare
Con gli zingari nel bosco”
Mia madre mi disse “non devi giocare
Con gli zingari nel bosco”
Ma il bosco era scuro l’erba già verde
Lì venne Sally con un tamburello
Ma il bosco era scuro, l’erba già alta
Dite a mia madre che non tornerò.
Non mancano i riferimenti alla politica. Il più emblematico è Coda di lupo, che parla del fallimento della rivolta del sessantotto. Anche temi sociali, come la title-track che tratta tra le altre cose dell’aborto.
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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.