gtag('config', 'UA-102787715-1');

Fabrizio De André, la storia di ‘La buona novella’

Fabrizio De André ha sempre mostrato un rapporto piuttosto complesso con la religione. Per i vari riferimenti e critiche alla Chiesa si è anche spesso guadagnato censure e critiche. Quando realizzò il suo quarto album di inediti, La buona novella, Fabrizio De André mostra la sua posizione nell’ambito religioso, soprattutto poiché non si basa sul Cattolicesimo e su dogmi e conoscenze canoniche, ma umanizza molto ad esempio la figura di Gesù. La realizzazione di questo album avvenne con Roberto Dané che ebbe l’idea di basarlo sui vangeli apocrifi. Lui e De André lavorarono per più di un anno sui testi.

Un concept album sugli apocrifi

Partendo da questi testi, De André costruì un concept album validissimo, considerato da molti il suo vero capolavoro. Viene narrata la vita di Gesù anche attraverso il punto di vista di altri personaggi. Si pone l’accento su aspetti che nella Bibbia per come la conosciamo noi non sono molto considerati. Si parte dal suo concepimento, per cui ci si concentra molto sulla figura di Maria, fino alla crocifissione. A proposito di questa non parla Gesù, ma la parola viene data a qualcun altro ne Il testamento di Tito, dove a criticare e contestare i Dieci comandanti è proprio lui, Tito, il ladrone che viene crocifisso accanto a Gesù Cristo. De André la definì la sua canzone migliore insieme ad Amico fragile.

La rivoluzione di La buona novella

L’album è estremamente rivoluzionario per testi e musicalità. Naturalmente, essendo partiti dai vangeli apocrifi i vari personaggi vengono totalmente rivoluzionati. Al concerto al Teatro Brancaccio, il 14 febbraio 1998, Faber spiegò di non aver voluto concentrarsi su aspetti teologici, poiché non ne capiva molto ed ha spiegato il significato di apocrifo su cui si basa il concept:

Apocrifo vuol dire falso, in effetti era gente vissuta: era viva, in carne ed ossa. Solo che la Chiesa mal sopportava, fino a qualche secolo fa, che fossero altre persone non di confessione cristiana ad occuparsi, appunto, di Gesù. Si tratta di scrittori, di storici, arabi, armeni, bizantini, greci, che nell’accostarsi all’argomento, nel parlare della figura di Gesù di Nazaret, lo hanno fatto direi addirittura con deferenza, con grande rispetto. Tant’è vero che ancora oggi proprio il mondo dell’Islam continua a considerare, subito dopo Maometto, e prima ancora di Abramo, Gesù di Nazaret il più grande profeta mai esistito. Laddove invece il mondo cattolico continua a considerare Maometto qualcosa di meno di un cialtrone. E questo direi che è un punto che va a favore dell’Islam. L’Islam quello serio, non facciamoci delle idee sbagliate.

L’attualità della figura di Gesù

Un altro aspetto fondamentale dell’album sta nel fatto di aver reso il personaggio di Gesù una sorta di esempio di rivoluzione e che quindi rende attuale la vicenda narrata, questa buona novella, seppur attinga ad una storia che già tutti conosciamo bene e non sembri trattare problematiche sociali contemporanee. Oltre a concentrarsi su personaggi marginali della Bibbia, come Tito, è Gesù la figura fondamentale di tutto che rende attuale l’album. Nel medesimo concerto Faber disse:

Quando scrissi “La buona novella” era il 1969. Si era quindi in piena lotta studentesca e le persone meno attente – che sono poi sempre la maggioranza di noi – compagni, amici, coetanei, considerarono quel disco come anacronistico. Mi dicevano: “Ma come? Noi andiamo a lottare nelle università e fuori dalle università contro abusi e soprusi e tu invece ci vieni a raccontare la storia – che peraltro già conosciamo – della predicazione di Gesù Cristo.” Non avevano capito che in effetti La Buona Novella voleva essere un’allegoria – era una allegoria – che si precisava nel paragone fra le istanze migliori e più sensate della rivolta del ’68 e istanze, da un punto di vista spirituale sicuramente più elevate ma da un punto di vista etico sociale direi molto simili, che un signore 1969 anni prima aveva fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell’autorità, in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universali. Si chiamava Gesù di Nazaret e secondo me è stato ed è rimasto il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. 

Share

Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (Domande e proposte: silviargento97@gmail.com)