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Le canzoni di Fabrizio De André che troviamo nei libri di scuola

Fabrizio De André è stato un cantautore che si è sempre mosso sul territorio della poesia. Non a caso viene a ragion veduta definito un poeta. Anche per questo troviamo alcune sue canzoni nelle antologie scolastiche, poiché costituiscono sicuramente una tradizione letteraria non di poco conto. Su questo fattore si polemizza sempre, in quanto spesso si ritiene che il cantautorato vada in qualche modo allontanato da un’idea di letteratura e vadano separate le due cose. In alcuni casi, è evidente, ciò è difficile. Vediamo quali sono le principali canzoni di Fabrizio De André che trovano spazio nelle antologie. Ne abbiamo scelte solamente tre, ma naturalmente accade anche con altre.

La guerra di Piero

Di solito dico che questa canzone ha un difetto e un pregio. Il difetto principale di questa canzone è che qualche furbacchione l’ha inserita nelle antologie scolastiche, così i bambini fin da piccoli hanno imparato a odiarla, perché magari hanno dovuto impararla a memoria. Il pregio è quello di aver conciliato il sonno a un paio di generazioni di italiani“. Così De André introduceva la sua canzone La guerra di Piero, spiegando quanto profondamente gli dispiacesse che magari la potessero odiare. Da queste parole possiamo notare la grande modestia di Faber. Questo brano trova spazio nelle antologie scolastiche per la denuncia che fa della guerra e della tremenda situazione che accompagna i soldati.

La canzone di Marinella

Questa canzone si trova nei libri di scuola, soprattutto dei licei (mentre la precedente trova spazio già alle medie). La delicatezza con cui viene descritta la tragica situazione di questa donna rientra in uno stile poetico molto apprezzato, seppur spesso viene criticata per l’eccessiva semplicità. Lo stesso De André la reputava commerciale, pur senza condannarla per questo. In una intervista con Enza Sampò, disse:”Non considero La canzone di Marinella né peggiore né migliore di altre canzoni che ho scritto. Solo che le canzoni si distinguono in fortunate e sfortunate. Probabilmente il fatto che Marinella facesse rima con parole come bella o come stella, l’ha resa più fortunata di altre”.

Città vecchia

Questo brano trova spazio nei libri scolastici, ma perfino nei manuali universitari. Quando si affronta uno studio monografico su Umberto Saba, non lo si può non citare. Infatti, con questa canzone Fabrizio De André mise in musica una poesia di Umberto Saba, conservandone alcuni tra i tratti caratteristici principali. L’umiltà, l’interesse per le piccole cose, la miseria e la verità nella semplicità della povertà. De André è sempre stato molto attaccato a tutto ciò che era umile, infatti la sua musica viene definita “dei vinti“. Prostitute, ladri, poveri, sfortunati trovano voce nei suoi componimenti.

Nei quartieri dove il sole del buon Dio
Non da i suoi raggi
Ha già troppi impegni per scaldar la gente
D’altri paraggi
Una bimba canta la canzone antica
Della donnaccia
Quel che ancor non sai tu lo imparerai
Solo qui fra le mie braccia. 
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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.