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Fabrizio De André, quella volta che utilizzò più dialetti per lo stesso album

Fabrizio De André ha dato grande esempio di poliedricità, soprattutto per quanto concerne i suoi componimenti. I lavori prodotti sono veramente tanti con una particolare attenzione per ciò che di solito scivola agli occhi della comunità o semplicemente, viene giudicato e basta. Esponente della Scuola Ligure insieme ad altri personaggi di spicco di quell’epoca quali Paoli o Tenco, ha contribuito a rinnovare la musica leggera italiana, così come ha saputo valorizzato la lingue ligure, e non solo. A conferma di ciò si pone un album, arrivato dopo sei anni di silenzio, che ingloba in sé diverse prospettive e diverse voci, in un fare tutto tipico di De André. Qui il contenuto di quell’album ricco di lingua, storia e cultura del cantautore genovese:  Le Nuvole di Fabrizio De André.

A sei anni di silenzio, il ritorno di De André con Le Nuvole

E’ il suo dodicesimo album in studio, ma lo suggellano sei anni di silenzio. Era il 1984 infatti, quando De André pubblica Creuza de ma, strettamente vicino a Le Nuvole, il cui titolo originale sarebbe dovuto essere Ottocento, come il brano. La vicinanza è segnata non solo dalla collaborazione con Mauro Pagani, presente sia in un caso che nell’altro, ma anche dalla presenza del dialetto; non nuova in De André. Uno dei suoi meriti più grandi è anche questo, l’essere stato in prima linea nella sperimentazione e nella divulgazione linguistica. Perché questo disco è particolare? Innanzitutto la suddivisione, forse non sempre avvertita. Al suo interno troviamo otto canzoni con la presenza di ben tre dialetti e una varietà: il sardo, il napoletano, (la famosa “Don Raffaè” scritta a quattro mani con Massimo Bubola e “La nova gelosia”) il genovese,  e addirittura un brano in dialetto gallurese (varietà sardo-corsa) accostati all’italiano.

Dialetti, culture e personaggi

De André si propone di dividere il disco in due parti, molto complementari tra di loro. La prima parte del disco si concentra sul tema del potere e dei suoi personaggi. L’autore esprime chiaramente il bisogno di rappresentare questa fascia del suo album con una lingua ufficiale e statalizzata, che è appunto l’italiano -anche se-  con qualche sfumatura. La seconda parte invece vede attivi i “figli del popolo” quelli che il potere sono abituati a subirlo. De André ha in poche parole messo in bocca al popolo la sua stessa parlata, esprimendo così la loro vera essenza, il loro vero essere. Sono proprio loro “le nuvole”, quei personaggi grossi e ingombranti prevaricano sull’altro. Inutile dire che sono tutti temi molto cari a De André: l’espressione, l’essere, la posizione. Il disco inoltre, segna la collaborazione con Ivano Fossati per i brani – “Megu megun” e “‘A çìmma”- collaborazione che proseguirà con Anime Salve. 

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Maria Geraci, 1999. Laureata in lettere moderne e studentessa magistrale di letteratura, filologia e linguistica italiana. Appassionata di rock, grunge e cantautorato. Ferrata nella stesura di articoli e aspirante scrittrice. (mariageraci9@icloud.com)