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Fabrizio De André, La storia di Un blasfemo

Il rapporto di Fabrizio De André con la religione è sempre stato molto complicato. Come accade per qualsiasi grande intellettuale, era sempre pronto ad interrogarsi ed a chiedersi quale potesse essere la risposta ad importanti quesiti dell’esistenza. Una cosa è certa: Faber non ha mai risparmiato alla Chiesa un’aspra critica. Quindi al di là del suo pensiero religioso e del suo rapporto con Dio, la sua opinione sulla Chiesa (le due cose sono naturalmente diverse) è sempre stata molto chiara. Non è strano che abbia scelto dall’Antologia di Spoon River un brano che diventò Un blasfemo, una delle sue canzoni più apprezzate a tema religioso.

Non al denaro non all’amore né al cielo

Come sappiamo, Fabrizio De André nelle sue canzoni mostra una grande influenza della letteratura. L’ Antologia di Spoon River di E. Lee Masters è però l’unica grandiosa opera che si vede riproposta in un intero album uscito nel 1971, il quinto di inediti del cantautore: Non al denaro non all’amore né al cielo. Il cantautore genovese ha spiegato di aver letto questo libro a diciotto anni e di esserne rimasto molto colpito, forse anche perché si rivedeva in molti personaggi. Sicuramente il brano più famoso tratto dall’album è Un giudice, considerato uno dei capolavori di Faber, ma sono diverse le canzoni che hanno ricevuto una grande lode.

Un blasfemo

Tra questi, Un blasfemo forse ha le caratteristiche peculiari di un brano di De André come pochi altri. Si inserisce nel contesto delle persone “emarginate” ed intellettualmente forti, come il blasfemo. Riferendosi alla composizione originale presente nell’Antologia, Faber entra in aspra polemica con l’idea di religione e soprattutto con il fatto che sia una creazione dell’uomo che la sfrutta per imporre la sua autorità.

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore
Più non arrossii nel rubare l’amore
Dal momento che Inverno mi convinse che Dio
Non sarebbe arrossito rubandomi il mio
Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino
Non avevano leggi per punire un blasfemo
Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte
Mi cercarono l’anima a forza di botte. 

La storia come sappiamo narra di un blasfemo, un uomo che non vuole soccombere di fronte alle leggi “divine”, a suo dire in realtà ideate dall’uomo. Un uomo che vuole mantenere la propria libertà ed individualità. “Dietro ogni blasfemo c’è un giardino incantato“, è il titolo completo della poesia da cui è tratto questo brano.

E se furon due guardie a fermarmi la vita
È proprio qui sulla terra la mela proibita
E non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato
Ci costringe a sognare in un giardino incantato. 

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.