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Giorgio Gaber, ‘L’amico’ e l’ispirazione da Jacques Brel

Giorgio Gaber ha composto moltissime canzoni, in collaborazione in particolar modo con Sandro Luporini, con cui ha creato il genere del Teatro Canzone. Le influenze che hanno dato vita ai suoi brani più famosi sono tante. Molto spesso la composizione di tali canzoni scaturiva da dialoghi con Luporini, dalla collaborazione di due amici. Nei testi si manifestavano spesso però anche varie citazioni letterarie, sociali, politiche. Fondamentale era l’influenza della canzone francese ed in particolar modo i lavori di Jacques Brel, cantautore francese che ebbe grande successo in Italia e le cui canzoni furono oggetto di varie traduzioni e cover. Uno dei pezzi più tristi di Giorgio Gaber, L’amico, è proprio tratto da un brano di Jacques Brel.

Jacques Brel nella musica di Giorgio Gaber

Jacques Brel e Giorgio Gaber sono legati da un modo di pensare assai simile riguardo alla musica, al pubblico, al modo di scrivere canzoni. Forse per questo Brel per Gaber è stata una fonte di ispirazione così importante. Infatti, Gaber ha tradotto moltissime sue canzoni, tuttavia non sempre traducendo semplicemente letteralmente. Il cantautore genovese ha infatti innanzitutto fatto proprio quello stile, trasformando i brani originali in qualcosa di nuovo anche grazie alla sua voce ed alla sua interpretazione. Il legame tra i due, che tuttavia non si sono mai incontrati, è oggetto di studio di diversi critici. In particolar modo, Micaela Bonavia dedica proprio a questa loro sintonia un libro, che intitola Gaber-Brel. Dialogo. Ed effettivamente tra i due c’è un dialogo musicale continuo.

L’amico e Jef

La canzone L’amico, capolavoro di Giorgio Gaber è interamente sulla melodia di un brano di Jacques Brel dal titolo Jef. Fa parte dell’album I borghesi del 1971. L’amico è uno dei lavori più commoventi del cantautore italiano. A parlare fittiziamente è un uomo ad un suo amico, che è malato. A quanto pare sta per morire, ma lui decide di consolarlo e di dirgli che andrà tutto bene. Così lo rassicura dicendogli che starà bene, che andranno in giro insieme. Il testo inizia con una parte solamente parlata, per poi esplodere nel cantato insieme con la musica. Cita elementi di unione tra i due, come la zia Morina, le notti insieme in giro ad ubriacarsi. Una commovente manifestazione di profondo affetto ed amicizia.

Ma cosa fai? Ma cosa fai?
Ma piangi ancora, dài, non è poi tanto grave.
Non far così, dà retta a me, non hai niente,
ho già parlato col dottore.
Ti senti di morire, ma via, che cosa dici?
Vedrai che domattina starai senz’altro meglio.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical.