18 January, 2021, 23:39

Giorgio Gaber, “L’illogica allegria” ci mostra cos’è la felicità

Giorgio Gaber è uno dei cantautori più importanti della storia della musica. Grazie al suo sodalizio con Sandro Luporini, ha con il Teatro Canzone suscitato grandi emozioni nel pubblico ed anche profonde riflessioni. Un lavoro, quello di Gaber, che ancora oggi risuona di una prorompente modernità ed attualità anche per i brani meno recenti. Sono rari, come sappiamo, gli album in studio per questo cantante. Possiamo ascoltarli, certo, ma è preferibile approfondire, invece, le registrazioni dal vivo dei suoi spettacoli. Ci danno una vera idea di cosa è stato Giorgio Gaber e di quanta poesia ed energia c’era nei suoi brani. Ad esempio L’illogica allegria è sicuramente molto piacevole da ascoltare, ma dal vivo era tutta un’altra emozione. Parliamo oggi proprio di questa canzone.

L’illogica allegria

La canzone fa parte dello spettacolo Anni Affollati e venne pubblicata anche nell’omonimo album, ormai fuori catalogo e mai ristampato come CD dopo il 1981, anno di uscita. Uscì invece un anno prima con il disco Pressione Bassa, che è ancora diffuso. In generale durante i concerti – che potremmo definire più che altro spettacoli teatrali in linea con il Teatro Canzone – Gaber la eseguiva con la chitarra ed una grande mimetica. Questa consisteva soprattutto in sorrisi bonari, salvo per l’inizio che era accompagnato da un sorriso quasi amaro che però poi si evolve in grande felicità, come ci anticipa il titolo del brano. Sicuramente è uno dei più allegri del Teatro Canzone, ma come sempre ci insegna qualcosa di davvero prezioso.

Qual è il significato della canzone?

Il testo effettivamente ha un incipit assai particolare. Si parla della solitudine che è contrapposta al pensiero verso il mondo e le sue sfortune, cosa a cui Gaber faceva sovente riferimento nella sua musica. Vi era questa concezione di misantropia alla base di certi monologhi, misantropia che però poi si evolveva in qualcos’altro. Ad esempio nell’idea di appartenenza, nella consapevolezza di poter condividere con l’altro. Altre volte, tuttavia, nello spirito irrazionale che spesso accompagna gli uomini, non sembra esserci una vera spiegazione a quel cambiamento d’umore. L’illogica allegria di cui parla Gaber è un momento in cui ad un certo punto, da solo, realizza che anche se il mondo va in rovina, riesce a trovare in piccole cose un motivo per stare bene. La felicità è quindi fatta proprio di questa semplicità. Con il riferimento a vivere il presente la canzone sembra anche volerci insegnare una sorta di “carpe diem”. Ancora una volta Gaber ci mostra profondamente cosa significa essere uomini. Come ha sempre fatto, del resto, con il suo Teatro Canzone.

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Laureata in Lettere moderne ed in Filologia moderna, studentessa di Editoria e Scrittura alla Sapienza. Siciliana doc, docente, copywriter. Ha pubblicato un saggio dal titolo "Dietro lo specchio, Oscar Wilde e l'estetica del quotidiano", una raccolta di racconti dal titolo "Dipinti, brevi storie di fragilità" e scrive per diversi siti di divulgazione culturale. Ama la letteratura, il cinema, il teatro, l'arte e naturalmente la musica (ha studiato teatro musical per quattro anni), in particolare il rock, il symphonic metal, il cantautorato italiano e i musical. (silviargento97@gmail.com)