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Guns N’Roses, Slash: quella volta che il chitarrista pensava di essere inseguito dagli… alieni!

Oggi torniamo ancora una volta a parlare di Slash, iconico chitarrista dei Guns N’Roses. Il musicista di Hampstead, insieme al suo socio Axl Rose, ha scritto pagine indelebili nella storia del rock e, naturalmente, negli anni non sono certo mancati episodi legati ad alcool e droghe. Verso la fine degli anni ottanta, però, la situazione diventò a dir poco incontrollabile per la band. I continui problemi di Steve Adler con le droghe portarono i Guns a licenziarlo, per poi riassumerlo qualche tempo dopo. Slash, poi, non se ne stava certo lì a guardare.

Slash e Adler in un resort nell’Arizona

La situazione diventò presto insostenibile e Doug Goldstein, manager della formazione di Los Angeles, decise di spedire Slash e Adler in un lussuoso resort in Arizona, con la speranza che i due si ripulissero. Naturalmente, neanche a dirlo, questa soluzione non funzionò affatto.

Slash, durante il suo soggiorno, era solito iniettarsi un mix di cocaina ed eroina e ciò lo portava ad avere continue allucinazioni. E, stando ai suoi racconti, queste allucinazioni erano veramente inquietanti:

“Vedevo sempre delle lunghe ombre apparire dietro di me. Mi seguivano, ovunque. Anche nella doccia. Mi sembravano degli alieni, come quelli del film Predator, ma più piccoli: erano muscolosi, con la testa a punta e di colore blu-grigio. In più avevano anche delle mitragliatrici e degli arpioni. Ero terrorizzato: cominciai a correre, spaccando ogni cosa avanti a me e camminando sul vetro rotto. Mi ritrovai in bagno, in una pozza di sangue, ma io non sentivo dolore.”

Le allucinazioni e gli alieni

Il racconto di Slash a questo punto si fa sempre più esilarante e, dal suo punto di vista, spaventoso:

“Mi lanciai attraverso una porta scorrevole, tagliandomi ulteriormente e scagliando detriti ovunque. Quando arrivai fuori dal Bungalow i raggi del sole quasi mi accecarono: non ero preparato a passare dal buio della mia stanza alla luce solare. Continuai a correre e a sanguinare, completamente nudo. E ogni volta che mi giravo gli alieni erano lì, ad inseguirmi.”

Il chitarrista si sentiva in trappola, ma poi ebbe un colpo di genio:

“Continuai a correre fino a quando non mi nascosi in un altro Bungalow, in una stanza c’era una cameriera e iniziò ad urlare. La prima cosa che pensai è che avrei potuto usarla come arma, così la presi e la usai come scudo umano. Purtroppo nemmeno questo funzionò e continuai a correre attraverso tutto il resort, mentre quei piccoli esserini continuavano ad inseguirmi.”

Alla fine, dopo qualche ora, le allucinazioni di Slash svanirono e tutto tornò alla normalità:

“Alla fine trovai riparo in un capannone e mi nascosi dietro un tosaerba fin quando le allucinazioni non sparirono del tutto. Quando arrivò la polizia era ancora nudo, ma ormai era tutto finito.”

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Simone Esposito: studente e amante della musica in tutte le sue sfumature. Articolista esperto e aspirante critico musicale. Appassionato di cinema, letteratura e arte (in tutte le sue forme). (es.simone@libero.it)