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I 5 migliori album del XXI secolo

Il progresso tecnologico ha, innegabilmente, gettato un muro tra i cultori della tradizione musicale e i difensori delle piattaforme streaming, affascinati dalla compattezza e dalla portabilità di un patrimonio artistico inestimabile a portata di click. Il XXI secolo ha, per cui, definitivamente inviso le due parti in causa, generando innumerevoli alternative sulle quali i music-addicted di tutto il mondo possono scontrarsi all’ultimo sangue.

Nonostante il clima medioevale alimentato dagli stereotipi nati a fronte delle tematiche discusse, possiamo sicuramente affermare che il XXI secolo continui a deliziarci, ampliando le frontiere musicali di qualsiasi appassionato, a prescindere dalla fazione a cui appartenga e, tra vecchie glorie rinnovate e giovani artisti disposti a gettarsi completamente nella sperimentazione a discapito di un’ industria che, ora come mai, è disgustosamente alimentata da format mainstream chiaramente premeditati.

5) The White Stripes: Elephant (2003)

Un esorbitante tributo all’amore, la storia di due bambini segnati dalla dura realtà della vita e innamorati l’uno delle cicatrici dell’altra alla spasmodica ricerca di un posto felice nel quale potersi rifugiare dall’idiosincrasia della società. Un tripudio di emozioni contrastanti, un complesso d’eleganza selvaggia atto a tessere i fili del Sentimento per eccellenza, esplicato in tutte le sue forme, dall’astrattismo platonico tipico di un legame radicato fino alle ossa agli istinti primordiali che spingono il corpo a fondersi nell’esplosione della chimica che collide lo spirito.

4) Amy Winehouse: Back to Black (2006)

Le lacrime si asciugano per conto loro, cantava Amy all’apice della sua carriera, un’artista eclettica a cui nulla poteva essere contestato. L’introspezione impeccabile e dannatamente sincera che mostrava Amy emotiva e invisa dalla realtà madida di sogni cui relegò il suo animo.

“Back to Black” è la catarsi della torbida coscienza, l’inno alle cicatrici che costituiscono il tormento di ogni vero artista. Ciò che le parole non esprimono, si realizza in musica, connubiando influenze storiche dagli anni ’50 con lo sperimentalismo tipico del pop elettronico del XXI secolo.

3) Tool: Lateralus (2001)

Lisergica e seducente, l’utopia della perfezione inquieta da sempre l’animo umano,spasmodico e perso in una rete impenetrabile di decadimento emotivo. Il conflitto costante coi propri demoni interiori e l’artefatto della conoscenza stessa. “Lateralus” è la rappresentazione terrena del “tormento perfetto”; un alternarsi distopico, a tratti allucinante dal quale, l’ascoltatore rimane irrimediabilmente segnato quanto inibito dalla mole di mattoni a comporre il muro della debolezza umana. La scorticazione dell’io interiore e lo smembramento delle parvenze terrene cui l’uomo è oppugnato avviene tassello dopo tassello nel susseguirsi matematico di una dissezione spirituale intrisa di ansie e perdizione.

2) System of a Down: Toxicity (2001)

Il ruggito violento e prepotente con cui la voce dei reietti spacca il torbido silenzio delle selezioni sociali inizializza milioni di ascoltatori ad un mondo completamente corrotto e smarrito nell’imperversare dell’oscurità più inenarrabile,celata negli animi, dietro le scrivanie e, spesso, sotto gli occhi di tutti. La brutalità del gruppo distrugge le abiezioni perverse dell’ American dream in un contesto ove mai prima, la società stessa fagocitava il caos in cui era piombata delineando una sorta di coprofagia autolesionistica.

1) Bruce Springsteen: The Rising (2002)

La disperata ricerca di un senso alla sofferenza e ad una delle più grandi tragedie che ha attanagliato l’umanità intera. “The Rising” è un Requiem struggente, una culla tra le fiamme dedicata alle vittime dell’attentato dell’11 settembre 2001. Lo strazio e l’indignazione mostrata innanzi ad un disastro ineluttabile. Un inno alla vita per chi la vita l’ha persa, il monito della rivalsa, la scintilla della speranza, tutto ciò che germoglierà dalle ceneri di una civiltà distrutta dalla ripugnanza di esseri spregevoli.

La ribellione di un caduto,poi due, poi tre e poi migliaia che, a gran voce, gridano alla vita per com’è e per come sarà, prospettata verso il futuro florido che tanti cuori, quel giorno, hanno smesso di agognare. Il grande ritorno della E-street Band in studio con Springsteen per la prima volta dopo gli anni ’80, ricorda la ricomparsa di un amico in un momento buio della propria vita.

 

Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (Email:claudio190901@gmail.com)