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I cinque batteristi più sottovalutati nella storia del Rock

Sin dagli anni d’oro del Rock, i batteristi si sono sempre affermati, all’interno delle band, come figure a dir poco fondamentali. Ciò nonostante, agli occhi dei meno esperti, la parte ritmica di un gruppo musicale, passa spesso inosservata. Per questo motivo, moltissimi batteristi straordinari, come del resto anche i bassisti, non hanno mai riscontrato i riconoscimenti meritati. Mentre cantanti e chitarristi vengono acclamati per eclettismo, presenza scenica e trasgressione, i batteristi agiscono dietro il sipario per rendere i brani dei gruppi in cui militano unici nel loro genere. Nella maggior parte dei casi, i batteristi rappresentano la forza trainante di una band in termini ritmici.

Sebbene esistano numerosi batteristi che hanno scolpito il proprio nome nell’eternità, affermandosi come figure di rilievo lungo il cammino delle loro band; la storia del Rock pullula di eroi delle pelli, le cui gesta, non sono mai state narrate nel giusto modo. Da John Bonham a Keith Moon, passando per Neil Peart, i grandi batteristi che, da soli, hanno scritto alcune delle pagine più brillanti nella storia del Rock non sono di certo pochi; ciò nonostante, esistono moltissimi altri esempi di artisti straordinari, il cui apporto sulle scene è decisamente profondo e di cui non si è parlato abbastanza. In quest’articolo, abbiamo deciso di raccogliere i nomi di alcuni dei batteristi più sottovalutati nella storia del Rock.

5) Don Henley – Eagles

Per quanto la sua tecnica si basi su pochi semplici asserti, il playing di Don Henley ha sempre collimato alla perfezione con le atmosfere tessute dai brani degli Eagles. Semplice, limpido e conciso, Don Henley non si è mai posto la prerogativa di essere un virtuoso del suo strumento in termini tecnici, ma il suo stile, unito al suo timbro vocale straordinario, hanno contribuito ampiamente ad accrescere il buon nome degli Eagles e il prestigio della discografia della band.

4) Larry Mullen Jr. – U2

Ancora una volta, a Larry Mullen Jr. non va, di certo, attribuito il plauso di essere un istrione della batteria in termini tecnici. Ciò nonostante, va detto che il frutto del sound che ha reso gli U2 fondamentali per il panorama musicale moderno, è il frutto della commistione delle menti visionarie e degli arrangiamenti di elevatissima caratura proposti da ogni singolo membro della band. La batteria di Larry Mullen Jr. ha rivestito di ulteriore brillantezza alcuni dei classici più celebri della band irlandese, come Sunday Bloody Sunday.

3) Mick Fleetwood – Fleetwood Mac

I Fleetwood Mac sono una delle Rock Band più influenti sul panorama contemporaneo. Il loro apporto è particolarmente profondo, nonostante nel corso degli anni siano stati soggetti a numerosissimi cambi di line-up e, a non pochi attriti interni tra i membri del gruppo. Quando si parla dei Fleetwood Mac, però, l’immaginario collettivo ricade spesso sui nomi di Stevie Nicks e Linsdey Buckingham, nonostante il loro batterista e fondatore, componga col suo cognome metà del nome della band stessa. A prescindere da questo, la tecnica di Mick Fleetwood risente di uno straordinario senso del ritmo che rende il suo playing unico nel suo genere.

2) Aynsley Dunbar

Aynsley Dunbar è, sicuramente, uno dei batteristi più sottovalutati nella storia del Rock. Tutto ciò però appare particolarmente inspiegabile se si da un’occhiata al suo formidabile curriculum. La leggenda vuole che Jimi Hendrix avesse scelto tra Aynsley Dunbar e Mitch Mitchell tirando una moneta per decidere chi sarebbe stato il batterista degli Experience. La sua carriera artistica, però, non vide, di certo, qui il suo epilogo. Dunbar, infatti, ha suonato su una dozzina di album di Frank Zappa, distinguendosi per le sue straordinarie capacità tecniche. Ancor prima, aveva militato nelle band di Jeff Beck e John Mayall. Inoltre, Aynsley Dunbar ha militato nei Whitesnake per lungo tempo negli anni ’80.

1) Topper Headon – The Clash

I batteristi che hanno riposto nel Punk le proprie doti sono stati spesso vittime di una fortissima generalizzazione che li ha portati ad essere i più sottovalutati nella storia del Rock. Esistono, però, alcune straordinarie eccezioni, come nel caso di Topper Headon. Un percussionista istrionico che, attraverso un approccio feroce come pochi, ha reso unico il sound dei Clash, rendendosi il fulcro dell’iconico stile del gruppo. Inoltre, Headon ha messo la firma su alcune delle canzoni più evocative dei Clash, come Rock The Casbah, affermandosi come un formidabile autore, oltre che un batterista eclettico.

 

 

 

 

 

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Claudio Pezzella, studente in culture digitali e della comunicazione. Appassionato dell'arte in tutte le sue sfumature,alla costante scoperta di nuove frontiere culturali. Chitarrista e compositore polistrumentista impegnato in progetti progressive metal. (email:claudio190901@gmail.com)