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Janis Joplin: l’addio del mondo del rock il 4 ottobre 1970

4 Ottobre 1970: Addio Janis Joplin

Quel 4 Ottobre del 1970, quando giunse la notizia che il corpo senza vita di Janis Joplin era stato trovato al Landmark Motor Hotel di Hollywood, il mondo stava ancora piangendo la morte di Jimi Hendrix, avvenuta appena quindici giorni prima. In poco più di due settimane la musica aveva perso uno dei suoi più grandi chitarristi e la voce femminile più straziata e blues del rock. Il referto del coroner fu subito chiaro: la cantante era deceduta in seguito ad un’overdose di eroina circa 18 ore prima, a soli 27 anni. Venne ritrovata con il viso riverso sul pavimento, tra il letto e il comodino, il suo corpo venne cremato e le sue ceneri disperse nell’Oceano lungo la costa di Maryn County.

La voce di Janis esprimeva tutta l’inquietudine di un’adolescenza passata a combattere contro i bulli, contro le offese di coloro che non la trovavano abbastanza femminile e avvenente, contro i pregiudizi di una cittadina texana dove era forte la presenza del Ku Klux Klan e del razzismo, mentre lei professava l’uguaglianza tra bianchi e neri. Una vocalità graffiata e dolente, fatta di frasi sussurrate e improvvise grida ruvide, quasi gutturali, una vocalità che accarezzava ma anche dilaniava, che urlava al mondo il suo riscatto ma anche il suo costante bisogno di accettazione.

La via di fuga nel soul di Janis Joplin

Tutti questi impulsi contrastanti si riversarono in una sessualità ambigua e nella ricerca di un rifugio e di un conforto nell’alcol e nelle droghe. Se si cerca la distanza tra una musica costruita artificialmente in studio e una musica fatta di cuore e anima, la si può trovare in Janis Joplin. Un’adolescente come molti altri, sovrappeso e piena di acne, che nel soul trovò la sua via di fuga. La percorse mollando tutto e scappando di casa a soli 17 anni, cantando con una voce abrasiva e straziante, divenendo ben presto il simbolo del rock al femminile, a dispetto di un fisico normale, quasi mediocre.

Un’icona dello stile hippie, freak e rock ‘n’ roll

La sua era una sensualità selvaggia, libera dagli schemi e dagli stereotipi, inebriante e piena di promesse. Era e tutt’ora è un’icona dello stile hippie, freak e rock ‘n roll. La sua camera da letto appariva come un boudoir, piena di pizzo, seta, velluto e satin, e così anche il suo modo di vestire era esotico, eclettico, a tratti confusionario, fatto di stampe, colori e accessori sovrapposti, come i suoi timbri vocali. In lei musica, vita e stile camminavano di pari passo, in un’epoca in cui il modo di cantare influenzava il modo di sopravvivere, e l’esistenza imprimeva le sue impronte sulla musica.

Janis mutò molteplici volte e cambiò la propria pelle come un serpente, passando da uno stile trasandato e sciatto all’epoca del liceo, quando era vittima di derisioni e bullismo, ai jeans strappati e alle scarpe di tela rotte dell’università, fino ad approdare alla moda freak e hippie della sua consacrazione musicale.

Janis Joplin ha fatto la storia del rock

Di quell’epoca è l’immagine con cui è ricordata ancora oggi: i suoi iconici occhiali tondi e grandissimi, le piume tra i capelli e i campanelli alla cintura e ai polsi, i pantaloni a campana, le gonne lunghe di pizzo e velluto. Ciò che si vedeva fuori era diretta emanazione della sua energia frenetica, del suo carattere scatenato, famelico e ribelle e della sua musica vitale e cruda.

Janis Joplin ha fatto la storia del rock, del mondo femminile e dello stile freak proprio per il suo essere non commerciale, per i suoi colori e il suo animo selvaggio, per il realismo che emanava in ogni aspetto della sua vita.

 

 

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Giulia Prosperini, classe 1993, laureata in Lingue e Letterature Straniere. Tante passioni, tra cui la musica e il rock 'n roll. Esperta del mondo Grunge, i Pearl Jam e i gruppi storici di Seattle. Scrittrice per vocazione e per hobby, specialista di recensioni e curiosità, capace di spaziare dalla cronaca all'aneddoto, dagli approfondimenti alle ultime news del mondo della musica.