Quella volta che Jim Morrison invase il palco di Jimi Hendrix e fece imbestialire Janis Joplin

Cosa successe tra Jimi Hendrix, un ubriaco Jim Morrison e Janis Joplin a New York nel 1968? Un aneddoto incredibile, che merita di essere raccontato: vi spieghiamo la storia di quella volta che Jim Morrison invase il palco di Jimi Hedrix, facendo imbestialire Janis Joplin.

La grande storia musicale degli anni sessanta e settanta

Gli anni Sessanta e Settanta sono stati una fucina musicale incredibile. Non solo per i numerosi generi sorti, tra cui il Progressive e il Rock Sperimentale, ma soprattutto per la florida nascita o crescita di nuovi gruppi. Band come The Who e Rolling Stones si adattavano con maturità ai tempi, i Led Zeppelin dominavano le classifiche, i Pink Floyd cambiavano rotta e Jimi Hendrix (fino al 1970) era la principale fonte di ispirazione per aspiranti chitarristi o addirittura colleghi. È proprio ispirazione una delle parole principali. Salvo eccezioni, tra band e musicisti vi erano ancora stima, curiosità, rispetto reciproco, cose che sarebbero decadute a breve.

I concerti in quegli anni, più accessibili e “semplici”, erano totalmente diversi da quelli di adesso. Il mondo era pieno di locali con palchetti e spazi per fare esibire le band, trovare musicisti o cantanti divenne molto più semplice e socializzare grazie alla musica era all’ordine del giorno. Inoltre, le “star” erano spesso lì, nei locali e tra la gente. Un concerto era un’esperienza nuova, unica, irripetibile. Spesso capitava di trovare a sorpresa altri musicisti sul palco, grazie all’amicizia e ai legami tra artisti. E, ancora più spesso, tra un solo di chitarra e una canzone simbolo, si incappava in divertenti aneddoti da raccontare in futuro. Cosa che successe tra Jimi Hendrix, Jim Morrison e Janis Joplin.

La storia di Jim Morrison, Jimi Hendrix e Janis Joplin nel 1968

Siamo al Scene, un locale aperto da Steve Paul al 301 della 46esima strada ovest di New YorkÈ il 7 marzo del 1968 ed è previsto il concerto di Jimi Hendrix, da un anno a quella parte senza dubbio uno dei musicisti più famosi al mondo. Fino a qualche settimana prima in Inghilterra, era stato possibile incontrare star internazionali del calibro di Paul McCartney, John Lennon, gli Stones o Bob Dylan, tutto con naturalezza e normalità. Spesso si saliva sul palco, dando inizio a vere jam session tra musicisti e non solo. Tutto senza organizzazione o il minimo preavviso.

Durante l’assolo di Red House, nella penombra alle spalle di Jimi Hendrix apparve una figura misteriosa. Si trattava, a sorpresa, di Jim Morrison, o meglio, di Jimbo, il suo alter ego alcolico: Jimbo era il classico amico che tutti hanno nel proprio gruppo. Cultura, gentilezza, armonia che caratterizzano la normalità, vengono meno dopo qualche birra facendo posto a un uomo rude, volgare e sfacciato.

Insomma, una fonte di divertimento che però cade con semplicità in esagerazione: «Dai Jimi fattelo succhiare», disse il leader dei Doors impossessandosi di un incustodito microfono.

Che cosa successe quando Jim Morrison salì sul palco?

Morrison diede vita a circa quindici minuti di deliri volgari e scurrili. Nonostante fosse abituato, il pubblico iniziò a trovare pesante e fuori luogo la presenza di Jimbo (e non di Jim Morrison, sia chiaro).

Il canto del cigno fu il momento più altro: Jimbo cadde sopra i tavolini che ospitavano i clienti del The Scene, rovesciando tutto se stesso, il tavolino e tutto ciò che vi era. Una volta rialzato, si trovò di fronte un’infuriata Janis Joplin. Dopo aver provato ad attaccare bottone, il “povero” Morrison capì immediatamente che per quella sera sarebbe stato meglio evitare di fare altri danni, tornando in albergo in qualche strip club.

Leggenda o realtà?

Leggenda romanzata o realtà? Tutto vero, e a dimostrarlo è il registratore che Jimi Hendrix era solito portare con sé durante i suoi live. Inoltre, pochi anni dopo, furono registrati dei Bootleg di quella incredibile serata a New York. Piccola curiosità? Nel locale era presente anche Linda Eastman, che poco dopo sarebbe diventata la signora McCartney.

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Classe 2000. Studente presso la facoltà di Filosofia dell’Università Federico II di Napoli. Appassionato di filosofia, politica, letteratura e cinema. Aspirante docente universitario e giornalista. Bassista a tempo perso. La musica è la struttura del mio sistema nervoso: leitmotiv perenne. Il mio genere preferito è il Progressive ma mi ritengo (e, soprattutto, mi ritengono) un assiduo e accanito ascoltatore. Conosco tantissimo, forse fin troppo e amo scoprire nuovi artisti e nuovi generi. Amante di Tool e Dream Theater, di Red Hot Chili Peppers e Opeth, di King Crimson e Iron Maiden. Amante di Franco Battiato, Lucio Battisti, Afterhours, del buon vino e della birra. Articolista presso vari blog online e testate locali. Misantropo e Nichilista, ma ho anche dei difetti.